L’Abbazia degli Incubi. Fantasmagorie gotico romatiche

La copertina di questo libro, intitolata L'Abbazia degli Incubi, è un'opera d'arte ricca di dettagli e atmosfere gotiche, che cattura perfettamente il tema dell'opera.

Il design è concepito come un piccolo teatro a proscenio. La scena è incorniciata da due grandi tende rosse aperte, con frange dorate e passamaneria, che si aprono su un palco. L'intera immagine ha una finitura opaca, simile a una stampa antica o a un'illustrazione a china e acquerello.

Nella parte superiore, in alto al centro, un fregio dorato e stilizzato, che sembra raffigurare ali di pipistrello o una creatura mostruosa, sormonta un cartiglio. Al suo interno, il nome dell'autore è chiaramente leggibile: FRANCO PEZZINI.

Il titolo del libro, L'ABBAZIA DEGLI INCUBI, domina la parte centrale con un font artigianale, scuro e irregolare. Sotto il titolo, una scena cupa e misteriosa si svela sul palcoscenico:

Sulla sinistra, una torre campanaria stilizzata con una campana e una piccola croce si staglia contro un cielo notturno. Due figure mostruose alate, simili a demoni o gargoyle, volano in lontananza.

Al centro della scena, un mostro alato più grande e minaccioso vola sopra una folla di figure indistinte e oscure, che sembrano osservare terrorizzate lo spettacolo.

Sulla destra, in primo piano, un'inquietante figura vestita con un soprabito scuro e un cilindro si trova di spalle. La sua testa è un teschio o una maschera mostruosa con un occhio visibile. Regge un oggetto che sembra un antico dispositivo di proiezione, forse una lanterna magica, che proietta luce sulla scena.

In basso a sinistra, un altro mostro deforme, con corna e occhi infossati, sbircia da sotto un lenzuolo o una tenda, proprio ai piedi della folla.

Nella parte inferiore della copertina, un cartiglio dorato a forma di pergamena si srotola, con la scritta in un font elegante e corsivo: "Fantasmagorie gotico-romantiche (1750-1850)". Questa dicitura chiarisce il sottotitolo e l'epoca storica esplorata nel libro.

Infine, in basso al centro, appena sotto il cartiglio, appare il nome dell'editore in lettere bianche e semplici: ALCATRAZ.

L'intera copertina evoca un senso di mistero, paura e fascino per l'oscuro, tipico delle fantasmagorie e del teatro gotico del XVIII e XIX secolo.

Nel periodo tra metà Settecento e metà Ottocento il mondo – e l’Occidente in particolare – cambia faccia. Tra grandi rivoluzioni, guerre napoleoniche e l’avvicendarsi delle età neoclassica, preromantica e romantica, l’immaginario viene totalmente ridefinito: nascono il gotico letterario e il fantastico moderno, laico e incentrato sulle crisi dell’identità personale e collettiva. Tra castelli teatrali e improbabili follies, il gotico proclama le ragioni del crepuscolare e del notturno, del Terrore in sintonia con gli eventi del giacobinismo in Francia, di fremiti conturbati o allucinatori come nel grande innominabile Sade. Mentre tra illuministi e illuminati le ragioni della scienza e del tardo occultismo si confrontano tentando nuovi paradigmi, legioni di spettri si preparano idealmente all’ultima rivoluzione del 1848, quella dello spiritismo. Nelle notti di Villa Diodati si arriva a sognare di costruire un nuovo Adamo grazie al galvanismo e si porta in scena in chiave più presentabile una creatura orripilante e arcaicissima, il vampiro, futuro mattatore del fantastico postmoderno. I confini tra la vita e la morte sembrano farsi più vaghi, elusivi, e mentre Mefistofeli disincantati compilano patti da far firmare ai novelli Faust, gli immortali in carrozza (Cagliostro e Saint-Germain, Mesmer ma anche Casanova) corrono per l’Europa tra logge, alcove e corti che cominciano ad avvertire l’aria tagliente di una nuova stagione. Pur senza pretese esaustive, L’Abbazia degli Incubi si propone come un moderno almanacco in ventisette fabulazioni dedicate ad approfondire diversi aspetti – letterari, artistici e cinematografici – del gotico e del fantastico, chiamando in causa un notevole parterre di nomi e opere illustri. È una fantasmagoria, come le lanterne magiche a contenuto visionario o macabro al tempo tanto apprezzate: uno spettacolo dell’immaginario, a provocare con un tocco d’ironia su temi che ci incalzano ancora, e fornire macchine per pensare. E pensarci.

Franco Pezzini (Torino, 1962) è considerato uno dei massimi esperti italiani di letteratura fantastica-horror vittoriana. In prevalenza articolista e saggista, scrive e ha scritto per un gran numero di pubblicazioni di ogni tipo – dalle riviste accademiche a quelle di genere, passando per la stampa mainstream – ed è attualmente membro del Comitato editoriale de L’Indice dei Libri del Mese e della Redazione di Carmillaonline. Ha curato edizioni delle opere di Edgar Allan Poe, Joseph Sheridan Le Fanu, Bram Stoker e Ambrose Bierce ed è autore di numerosi saggi tra cui Cercando Carmilla. La leggenda della donna vampira (2000); The Dark Screen. Il mito di Dracula sul grande e piccolo schermo (2008); Victoriana. Maschere e miti, demoni e dèi del mondo vittoriano (2016); Fuoco e carne di Prometeo. Incubi, galvanisti e Paradisi perduti nel Frankenstein di Mary Shelley (2017); Le nozze chimiche di Aleister Crowley. Itinerari letterari con la Grande Bestia (2020). Ha tenuto lezioni presso Rai Teche e la scuola Holden e alcuni dei suoi testi sono stati adottati in corsi universitari. È animatore della Libera Università dell’Immaginario, con cui tiene da anni corsi monografici (attualmente insieme a Chiara Meistro), è Vicepresidente del Comitato Scientifico di Autunnonero – Festival Internazionale di Folklore e Cultura Horror, ed è membro del Comitato scientifico del MUFANT – MuseoLab del Fantastico e della Fantascienza di Torino. Nel 2025 è uscito il suo primo romanzo, Morte astrale. La profezia della lapsit per i tipi di Polidoro.

Comments are closed.