Ligabue alla Rockhal: il gran finale del tour europeo accende la Grande Région

Luciano Ligabue Foto di E. Cutullè

Non poteva esserci palcoscenico migliore della Rockhal per concludere il viaggio europeo di Luciano Ligabue. L’ultima tappa del tour, dopo i successi di Zurigo, Londra, Parigi e Bruxelles, ha trasformato il club lussemburghese nell’epicentro del rock d’autore, richiamando un pubblico internazionale proveniente da tutto il quadrilatero di confine.

Un palco per i “Grandi” della musica italiana

La Rockhal di Esch-sur-Alzette si conferma una tappa obbligata e prestigiosa per la caratura degli artisti italiani che negli anni ne hanno solcato il palco: da Zucchero a Eros Ramazzotti, fino a Gianna Nannini e Laura Pausini. Il concerto di Ligabue si inserisce in questa tradizione di eccellenza, offrendo alla comunità italiana residente tra il Saarland, la Lorena e il Belgio un’esperienza di livello “Arena”, ma con l’energia viscerale tipica del club.

La scaletta: un’antologia tra storia e tecnica

Il concerto  del 14 maggio è stato un “all in” generazionale. Per chi segue il rocker di Correggio da anni, la setlist di 22 brani è stata un viaggio impeccabile attraverso la storia del rock italiano.

  • Le radici rock: L’apertura affidata a “I duri hanno due cuori” (da Sopravvissuti e sopravviventi, 1993) ha subito chiarito le intenzioni della serata. Il brano, con il suo riff serrato, celebra la resistenza emotiva, un tema caro a chi vive lontano da casa.

  • Pietre miliari: Non sono mancati i capisaldi come “Piccola stella senza cielo” (1990), il brano che trasformò Ligabue da giovane promessa a icona nazionale, e “Non è tempo per noi”, manifesto di una generazione che non si arrende al cinismo.

  • L’impatto sonoro: Fondamentale l’apporto della band, con il fedelissimo Federico Poggipollini alla chitarra (al fianco di Luciano ormai dal 1994), il cui sound è diventato parte integrante dell’identità di questi brani, supportato da una sezione ritmica che ha saputo dare nuova linfa anche a pezzi storici come “Marlon Brando è sempre lui”.

Il climax: “Urlando contro il cielo”

Il momento più iconico è arrivato con le prime note di “Urlando contro il cielo”. Nato nel 1991 come brano trascinante di Lambrusco coltelli rose & pop corn, è diventato negli anni molto più di una canzone: è un inno collettivo, un rito di comunione che alla Rockhal ha unito il grido di appartenenza di migliaia di italiani della zona di confine. La chiusura con “Certe notti” (vincitrice del Premio Tenco e simbolo assoluto del rock anni ’90) ha suggellato il tour europeo con una nota di poetica nostalgia.

Un evento per la terra di frontiera

Per il pubblico del Saarland e delle zone limitrofe, quella del 14 maggio non è stata solo l’ultima tappa di un tour, ma la conferma che la frontiera può sparire davanti a un legame che dura da oltre tre decenni. Ligabue lascia l’Europa con un successo totale, ricordandoci che, “tra palco e realtà”, la musica resta il ponte più solido per sentirsi a casa.

Elisa Cutullè

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