Matteo tra flauti e cornamuse

Unitosi alla  folk metal band svizzera Eluveitie quasi per caso, dopo che Patrick Kistler lasciò la band nel 2014, ormai ne è diventato un membro fisso. L’affiatamento in scena con i suoi colleghi è innegabile. Lo abbiamo incontrato backstage durante lo scorso tour.

 

Quando è nata in te la passione per la musica e quanti strumenti suoni?

La mia musica è stata sempre, più o meno improntata sulla musica. Ho incominciato a studiare musica quando frequentavo le scuole medie, suonando strumenti diversi, più classici, come il clarinetto. Da lì, pian piano, ho scoperto altri strumenti, come il contrabbasso. Infatti, al Conservatorio, mi sono diplomato proprio in contrabbasso. Dato che, però, ero molto appassionato di musica irlandese, ho incominciato a prendere in mano molti più strumenti come, chitarra, basso, ma anche pianoforte. Poi mi è capitata l’occasione di provare una cornamusa e da lì… amore a prima vista.

Suono circa 10 strumenti  più o meno. Nella musica folk, in realtà, non è che si sappia suonare solo uno strumento. Qualsiasi musicista di musica tradizionale è in grado di suonare almeno 5-6 strumenti. Anche il nostro cantante suona svariati tipi di flauti, cornamuse, bouzouki, bodhrá.

Quando suono con gli Eluveitie ho 11 flauti, 3 cornamuse, bodhrá e mandola… quasi quasi serve un camioncino solo per me.

 

Suoni in due band, Krampus ed Eluvetie. Ce ne racconti un po’?

È stato l’amore per la cornamusa a portarmi a suonare musica tradizionale e a fondare, ad Udine, i Krampus (band folk-metal). In quel periodo abbiamo avuto parecchi contatti con Merlin, il vecchio batterista degli Eluveitie che poi ci ha anche fatto da manager. Nel momento del bisogno, poi, si sono ricordati di me e mi hanno chiamato, nel 2014, per andare in tour con loro. Il tour è andato bene e il gruppo si è trovato bene con me per cui, da cosa nasce cosa, sono entrato a far parte della band a tutti gli effetti.

Il primo incontro, però, è stato un po’ traumatico. Premesso che era venerdì pomeriggio ed io ero in facoltà, a scienze motorie a Gemona, quando mi arriva una telefonata di Merlin che mi chiede dei miei programmi per la settimana successiva. Rispondo, un po’ sorpreso, che avrei fatto le solite cose e allora lui mi dice di mollare tutto perché avrei incominciato il tour con Eluveitie in Germania. Ho avuto appena 2 giorni per imparare tutta la scaletta e organizzare il mio viaggio per il primo concerto. Quel giorno è stato memorabile per me: a parte le emozioni (Eluveitie erano una delle mie band preferite che seguivo da anni), anche il fatto di essere in scena con loro, pur non avendo avuto molto tempo per prepararmi.

Al momento, visto che i Krampus non hanno date, il dividermi tra le due band è molto semplice. Spero, comunque, di riuscire a fare molto di più con loro, perché è un progetto a cui tengo perché è nato con me.

Il bello della musica di Eluveitie è che si prende musica tradizionale in cui si inserisce poi del metal.

 

C’è un brano, degli Eluveitie, che ti ha dato più filo da torcere?

Penso Taranis del nostro ultimo album acustico, è stato molto impegnativo da registrare. Sebbene si tratti solo di una linea di flauto, non avendola mai provata (perché abbiamo, praticamente, completato l’album in studio), mi ci è voluto qualche ora per capire bene come farla, visto che si trattava di una parte molto tecnica. La musica degli Eluveitie ha sì una base di musica tradizionale, ma al doppio della velocità di come dovrebbe essere suonata.

Hai appena detto che l’ultimo album avete finito, praticamente, di scriverlo in studio. Come è il processo creativo per il gruppo?

Fino al cambio generazionale, se si può definire così, principalmente era tutto Chrigel. Dal cambio, tutti i musicisti hanno più influenza per la scrittura dei brani. All’album acustico abbiamo collaborato tutti, anche se poi tutto viene rivisto ed approvato dal boss. L’ultimo singolo metal, è stato scritto tutto in studio da tutti assieme. Dal punto di vista creativo è stato un bel progetto. La parte acustica è stata molto più difficile di quella metal, richiedendo un mesetto.

Nel 2018 lavoreremo al CD da pubblicare a fine anno e speriamo, anche lì che il processo creativo preveda quelle 4-6 settimane, lavorandoci su, senza distrazione.

 

Rituali backstage prima di salire sul palco?

Darci i pugno, non in faccia eh (sorride). A volte anche uno shot di whiskey/vodka.

 

Cosa fai quando non sei impegnato con i gruppi in registrazioni o concerti?

Tempo libero, in sostanza, ne avrei, ma, lo ammetto, faccio fin troppe cose, avendo un sacco di hobby e passioni.

C’è il mio progetto musicale da solista, per cui una parte del tempo va dedicata a questo e poi, visto che  adoro fare le cose manuali, faccio anche lavori in pelle, ma non solo. Se prendi, per esempio, il booklet di Evolution 1, tutta la parte di scrittura in gaelico antico l’h fatta io.

Se c’è ancora tempo, poi, imparare nuovi strumenti non fa mai male. Ho sempre avuto il desiderio di suonare il violoncello e, ora, visto che, finalmente, me ne sono comprato uno, impaperò a suonarlo.

 

Di libri e CD cosa ci dici?

Non ho vinili, visto che non ho il giradischi.  Per quanto riguarda i CD ho una vagonata di musica irlandese (dagli anni 80 in poi), quasi niente di metal e un sacco di musica classica -sono super appassionato di Vivaldi, che, secondo me, ha inventato il metal dell’epoca.

Sul fronte dei libri, visto che ne sono un fan, molto di Tolkien (di cui ho letto tutto), Ken Follet, Kierkegaard.

Elisa Cutullè

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