Nel centenario della morte di Antoni Gaudí, un romanzo che svela il lato oscuro della Barcellona anni Venti

La copertina del libro "L'occhio di Gaudí" di Marta Palazzesi, edito da Vallecchi, è un'illustrazione vibrante e dinamica che omaggia chiaramente lo stile modernista dell'architetto catalano Antoni Gaudí.

Ecco una descrizione dettagliata degli elementi principali:

Elementi Architettonici
La parte inferiore: Raffigura l'interno di un edificio che richiama fortemente la Casa Batlló di Barcellona. Si vedono le celebri finestre ampie e ondulate, incorniciate da sottili colonne in pietra che sembrano quasi ossa, tipiche dello stile organico di Gaudí.

Il soffitto: Al centro della composizione troneggia un grande lampadario circolare che ricorda un sole o, appunto, un "occhio". Da questo punto centrale si sprigiona un movimento a spirale che avvolge l'intera parte superiore dell'immagine.

Colori e Stile
La palette: È estremamente ricca e contrastata. Si passa dai toni caldi dell'oro, dell'arancione e del giallo (che illuminano l'interno e il lampadario) a toni freddi come il blu profondo, il viola e il verde smeraldo nella parte superiore.

La tecnica: L'illustrazione ha un aspetto materico, quasi come se fosse composta da frammenti di mosaico o vetrate colorate (trencadís). Il vortice di colori in alto dà un senso di vertigine e dinamismo, suggerendo una dimensione onirica o misteriosa.

Testo e Composizione
In alto a sinistra, il nome dell'autrice Marta Palazzesi è scritto in bianco con un carattere pulito e moderno.

Il titolo "L'OCCHIO DI GAUDÍ" è posto in alto a destra; la parola "Gaudí" è evidenziata in giallo brillante per richiamare la luce del lampadario.

In basso a destra si trova il logo della casa editrice Vallecchi / narrativa.

Nel complesso, la copertina trasmette un senso di meraviglia architettonica unita a una trama che promette mistero e bellezza artistica.

Barcellona, 12 giugno 1926. Mentre la città è ferma per l’ultimo saluto ad Antoni Gaudí, tra la folla in lutto una giovane donna osserva il feretro con uno sguardo intriso di odio. Cosa lega il genio dell’architettura a quel rancore silenzioso?  Per rispondere, bisogna tornare indietro di sei mesi. Nel novembre del 1925, il ventiduenne Gabriel Fàbregas arriva a Barcellona da Valencia con una sacca in spalla e un segreto nel cuore. Figlio di un uomo morto tragicamente durante la Semana Trágica del 1909, Gabriel ha sfidato il volere materno per inseguire l’ossessione che aveva consumato suo padre: la bellezza ribelle dell’architettura modernista. In una città vibrante ma oppressa dalla dittatura di Primo de Rivera, Gabriel trova lavoro nel cantiere della Sagrada Familia. Qui, tra la polvere e la maestosità del trencadís, il ragazzo entra in contatto con l’universo di Gaudí, ma la sua ricerca della verità lo trascina presto in un labirinto di sparizioni e passioni proibite. L’incontro con la misteriosa Irene e il legame con l’eccentrico professor Eusebio Camps y López lo porteranno a scoprire che dietro le facciate impeccabili del Paseo de Gracia si celano ombre inquietanti e segreti inconfessabili.

Marta Palazzesi ricostruisce  l’atmosfera di un’epoca sospesa tra sfarzo e rivolta, dalle taverne di calle Sardenya ai salotti dell’alta borghesia. “L’occhio di Gaudí” è un viaggio emozionante nel cuore di una Barcellona che, nel momento in cui saluta il suo genio più grande, si scopre nuda davanti alle proprie contraddizioni.

Dichiara l’autrice: “Quando una città ti parla attraverso le sue architetture, non puoi fare altro che ascoltarla. È quello che è successo a me con Barcellona durante il mio periodo di studi all’estero; molti anni dopo, ho capito di voler raccontare quella meraviglia attraverso la storia della famiglia Fàbregas.

 

Prologo. Barcellona, 12 giugno 1926 La folla vestita a lutto colava nelle strade come inchiostro da un calamaio. Uscivano dai portoni dei palazzi delle Ramblas; facevano capolino dalle botteghe a ridosso di plaza de San Jaime; si affacciavano dalle finestre della stretta calle Obispo. I più temerari attendevano abbarbicati ai lampioni, i volti arrossati dallo sforzo e le braccia contratte. Il feretro, a bordo di una carrozza trainata da due cavalli, era seguito da forze dell’ordine di Stato, poliziotti, rappresentanti di diverse società artistiche, studenti della facoltà di Architettura, operai della Sagrada Familia ed esponenti del clero dell’ospedale de la Santa Creu. Giunse davanti alla cattedrale alle sei meno un quarto e, quando gli studenti lo scaricarono dal carro funebre e lo condussero in spalla oltre la porta di Santa Lucia, un’ondata di commozione investì gli astanti. Tutti piangevano, dagli industriali facoltosi ai venditori di stracci. Tranne una donna. Era giovane, sulla ventina, con corti capelli scuri e grandi occhi castani, il fisico sottile e una bocca che le sarebbe valsa sospiri bramosi dagli uomini e occhiate contrite dalle donne, se non fosse stata distorta da una smorfia

 

MARTA PALAZZESI vive e lavora a Milano. A oggi ha pubblicato oltre quindici romanzi per ragazzi, vincendo nel 2020 il Premio Strega con Nebbia, ambientato nella Londra vittoriana. Le sue opere sono tradotte in tutto il mondo e la sua serie sul giovane Lupin è stata opzionata per l’adattamento cinematografico. Laureata in Architettura e appassionata di storia, ne L’occhio di Gaudí racconta una densa storia familiare sullo sfondo della Barcellona degli ultimi mesi di vita del suo architetto più famoso e sotto l’ombra della dittatura di Primo de Rivera.

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