Incontro con Anna Caterina Antonacci

(c) Serge Rossi/Naive

Abbiamo incontrato la cantante lirica Anna Caterina Antonacci che sarà interprete, il 20 e 23 febbraio della prima di “Il segreto di Susanna- La voix humaine” al Grand Theatre di Lussemburgo.

 

I giovani oggi si lanciano in reality show e casting show alla ricerca del successo, che spesso si rivela essere una meteora. Cosa ne pensi?

Certamente questa tendenza fa parte un po’ dell’aria dei tempi e cioè tanta fretta di arrivare senza tanto spendere tempo per formarsi nello studio e nell’applicazione. Sicuramente la scelta artistica implica dei sacrifici, molto grossi anche. La televisione appare, spesso, come quel mezzo che ti fa arrivare al successo senza pagare un prezzo troppo alto.
Tu sei una cantante nell’ambito lirico. Ci sono giovani che intraprendono questa carriera? Tu come mai hai deciso di percorrere questa strada?

Sì, ci sono tanti giovani che intraprendono questa carriera. Io, fin da bambina, avevo una grande passione per tutta la musica prima e in specifico per l’opera e per il teatro poi. Da bambina cantavo nel coro dell’Antoniano, quando avevo 4-5 anni pur essendo piccola, adoravo cantare. A quell’età non pensavo certamente ancora che avrei fatto la cantante d’opera.

La musica è stata sempre molto presente in casa mia, mia ha sempre interessato e accompagnato. All’età di 10-11 anni ho incominciato ad andare a teatro molto frequentemente sia a concerti che a opere: possiamo dire che ero proprio un’appassionata.

Sono cose che si sono concretizzate in questa scelta che le riassume un po’ tutte e tre: musica, teatro e canto.

Hai anche studiato con grandi maestri. Che ricordi ne conservi?

È molto difficile trovare il buon maestro, sia oggi che 30 anni. La mia prima maestra aveva una didattica molto scolastica, ho lavorato molto con lei. Molti anni ma non molti risultati purtroppo. Mi ricordo però che era molto severa, molto rigida, cosa che non disapprovo. Solo che i risultati non erano proporzionati alla sua rigidità.

Sicuramente quello che mi ha dato di  più è il mio ultimo maestro. È un maestro che ho incontrato  quando ero già da diversi anni in carriera. Lui ha cambiato completamente il mio modo di vivere con la voce e con la tecnica: ha migliorato drammaticamente la situazione. A lui devo tutto quello che ho fatto negli ultimi anni. Con gli altri è stato più come una fonte di incoraggiamento che come fonte di tecnica e di veri mezzi vocali.

Sei stata diretta da grandi direttori. In che cosa differiscono tra di loro? C’è qualcuno con cui ti piace lavorare maggiormente e perché?

Una grandissima affinità l’ho trovata in questi ultimi anni con un giovanissimo direttore, Yannick Nézet-Séguin, sulla strada per diventare una grande star. Io l’ho incontrato quando era ancora agli inizi, molto giovane. Per me era strano trovare una persona così più giovane di me però trovare un’affinità musicale  e di carattere così bella. Ho lavorato anche con Muti, Abbado e Gardiner e anche con meno divi. Con molto  c’è stata una bella affinità che mi ha arricchito.

Anche se non si tratta di direttore, per me è stato anche piacevole lavorare con Lucio Dalla. Con lui ci siamo incontrati tanto tempo fa.  Venne a sentirmi a un concerto che detti a Santo Stefano a Bologna e fu subito molto gentile con me, molto ammirativo. Io, a dire il vero, ero molto stupita di questa sua gentilezza umana. Nell’arco degli anni poi ci si ritrovava e si faceva qualche concerto insieme. L’ultimo volta che si siamo incontrati è stato il 31 gennaio 2012 per fare le prove anche con Ruggero Raimondi. Anche se nostre musiche erano diverse, era sempre molto divertente trascorrere dei momenti con lui che, nel suo intimo, si sentiva un tenore.
Sei tra i protagonisti dell’opera”Il segreto di Susanna- la Voix humaine” che andrà in scena, in anteprima, il 20 e il 23 Febbraio,  al Grand Theatre di Lussemburgo. Cosa significa lavorare ad un’opera prima ed esserne parte integrante del momento in cui il pubblico la percepisce per la prima volta? In cosa ti piacerebbe cimentarti nel tuo futuro?

Si tratta di un’opera piccolina, semplice, Non è certamente un monumento né musicale né teatrale. Io la trovo però molto spiritosa: questo malinteso per cui il marito crede che Susanna abbia un amante mentre lei, in realtà, ha solo il vizio del fumo. Mi fa piacere essere nel casto della prima e spero che il pubblico la apprezzi quanto l’apprezziamo noi. Con Vittorio ci siamo conosciuti in un’opera in cui c’erano tanti personaggi e tanti cantanti giovani. È una persona molto simpatica, molto spiritosa e molto brava in scena, motivo per cui sono molto impaziente di trovarmelo come marito geloso.

Per quanto riguarda il mio futuro non ho idee precise. Mi piace pensare a programmi di concerto piuttosto che delle produzioni. Al momento mi sto avvicinando alla musica francese, un po’ complicata, e sto lavorando su alcuni pezzi di Debussy. Spero di continuare ad avere voglia di fare cose nuove.

 

Elisa Cutullè


 

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