«Ogni istante è una vita» a cura di Susan Abulhawa

Il Titolo e il Sottotitolo:

In alto a sinistra, il titolo principale "OGNI ISTANTE È UNA VITA" è scritto in lettere maiuscole di colore rosso vivo, utilizzando un font graziato (serif).

Subito sotto, disposta su quattro righe, compare la seconda parte del titolo: "RACCONTI DA GAZA AL TEMPO DEL GENOCIDIO". Questa sezione è stampata con lo stesso stile di carattere, ma in un colore verde scuro. I colori scelti (rosso, verde, bianco e nero) richiamano fortemente la bandiera palestinese.

L'Elemento Grafico:

Sulla destra si staglia la figura stilizzata di un aquilone verde scuro, la cui forma ricorda anche la punta di una penna stilografica.

Il filo dell'aquilone è una linea rossa sottile e sinuosa che attraversa verticalmente la copertina dall'alto verso il basso, intersecando i testi e collegando visivamente i diversi elementi della pagina.

I Nomi e i Contributi:

In basso a destra, sopra la linea dell'aquilone, sono indicati in nero e con un font lineare (sans-serif) i testi di approfondimento: "Prefazione di Tomaso Montanari" e "Postfazione di Viola Ardone".

In basso a sinistra, scritto a grandi lettere maiuscole nere, compare il nome della curatrice preceduto dalla dicitura "A cura di Susan Abulhawa".

L'Editore:

In basso al centro è presente il logo della casa editrice (una lettera 'F' stilizzata racchiusa in un cerchio) accompagnato dal nome Fazi Editore.

Nel 2024 Susan Abulhawa, autrice del romanzo Ogni mattina a Jenin, uno dei libri sulla Palestina più letti e amati, è riuscita a entrare due volte a Gaza attraverso il valico di Rafah. Nei campi tenda ha organizzato una serie di laboratori di scrittura con giovani palestinesi sfollati, le cui vite sono state sconvolte dalla violenza, dalla fame, dalla perdita della casa, della famiglia e di ogni forma di normalità. Da quell’esperienza nasce questa antologia: diciotto racconti brevi e intensi, scritti durante il genocidio perpetrato da Israele, nei quali la vita reale assume la forza della letteratura. Queste storie aprono uno squarcio sull’esistenza a Gaza sotto le bombe. Raccontano l’orrore dall’interno, nei gesti minimi della vita quotidiana, nei suoni, negli odori, nella polvere sulla pelle: fare la fila per il pane, l’odissea per un buono alimentare, recuperare i propri vestiti dalle macerie, rinunciare a un letto per farne legna da ardere, il viaggio in ospedale per partorire, dare un nome a un bambino salvato dalla morte, bere un caffè davanti al mare dopo aver perso tutto. Come scrive Viola Ardone nella postfazione, «questi testi sono la narrazione in presa diretta della morte mentre avviene, della distruzione mentre avviene, del dolore mentre avviene, del battito mentre resiste. Sono vita».

Con coraggio, rabbia, amore e – incredibilmente – speranza, queste voci restituiscono dignità, memoria e umanità a un popolo sotto assedio. E mostrano come, anche nella devastazione più estrema, raccontare possa diventare un gesto di resistenza.

Con racconti di: Mohammad Mu’ammar, Reema Abu Moussa, Khuloud Abu Dhaher, Ghassan Salam, Diana Sleih, Saja al-Lahham, Rizq Ahmad, Khadija Abu Lebdeh, Amr al-Najjar, Fatima Asfur, Nibal al-Najjar, Maram Hammou, Samia al-Lahham, Ali Abu Zayed, Maysa Salamah, Samah Abu Awwad, Abdallah al-Sayyid e Lubna Muqdad. Ibrahim Nasrallah, vincitore dell’International Prize for Arabic Fiction.
Fazi Editore devolverà il 5% dei proventi del libro al Palestine Writes Literature Festival, dedicato alla promozione della letteratura, dell’arte e della cultura palestinesi.

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