
Cosa accadrebbe se le sostanze chimiche microscopiche che plasmano silenziosamente ogni aspetto della nostra vita moderna si materializzassero improvvisamente davanti a noi in dimensioni monumentali? È questa la provocazione visiva e concettuale al centro di «BENZENE FLOAT», l’installazione firmata dall’artista kuwaitiana Monira Al Qadiri.
Nata in Senegal nel 1983, formatasi in Giappone e oggi residente a Berlino, Al Qadiri ha trasformato l’atrio della Moderne Galerie del Saarlandmuseum in un paesaggio surreale e luccicante. Quattro imponenti sculture gonfiabili riproducono le strutture molecolari di composti petrolchimici fondamentali come il benzene, il naftalene e il propano, estrapolandoli dalla loro scala atomica per trasformarli in monumenti fluttuanti.
Tra pop e catastrofe: la poetica della petro-cultura
-
Ironia e contrasti cromatici: Le superfici iridescenti e la leggerezza apparente delle sculture richiamano festoni, palloni da parata e l’estetica cartoon degli anni ’80 con cui l’artista è cresciuta. Un contrasto stridente con l’impatto ecologico e geopolitico dell’industria energetica.
-
L’eredità del Golfo: Avendo vissuto da bambina la Guerra del Golfo (1990-91) e l’incendio dei pozzi petroliferi in Kuwait, Al Qadiri esplora la trasformazione culturale della sua terra: il passaggio dall’opalescenza delle perle alla scintillante ricchezza del petrolio.
-
Una forza aliena: Per l’artista, il petrolio è una forza tanto distruttiva quanto miracolosa, simile a una creatura aliena giunta dallo spazio e destinata prima o poi a scomparire. L’opera invita a riflettere sulla “mostruosità” dello sfruttamento delle risorse senza adottare toni da attivista.
-
Continuità storica: L’esposizione si inserisce con coerenza nella collezione della Moderne Galerie, la cui genesi è legata alla prima industrializzazione, ampliando il dibattito sulle radici fossili della modernità.
Elisa Cutullè
Foto: Monira Al Qadiri_Benzene Float
