
Il romanzo Acutezza di Michele Ghiotti si inserisce nei canoni del fantastico e del gotico contemporaneo, ambientato in un’ex colonia fascista isolata e avvolta nella nebbia invernale, che ospita “Acumen”, una residenza artistica tutta al femminile. L’equilibrio si spezza quando l’arrivo della fotografa Giulia coincide con il crollo di un soffitto, che rivela un oculo architettonico nascosto e libera un’entità misteriosa: un «osservatore inosservabile».
L’orrore si riflette sul corpo e sulla mente delle protagoniste, colpite da una vera e propria maledizione sensoriale – un’iper-acutezza visiva, olfattiva e uditiva – che sfocia nel body horror. A questo scenario si aggiunge un sofisticato espediente metanarrativo: il manoscritto della scrittrice Edda sembra evocare e pilotare i disturbi delle ospiti, dimostrando il potere distruttivo della parola scritta. Si giunge così a un finale tipicamente gotico, in cui il tentativo disperato di coprire l’oculo con un telo nero rappresenta l’estremo bisogno di sigillare l’ignoto per sopravvivere alla mostruosa e dolorosa intensità della pulsione artistica.
Al di là della trama horror e surreale, il libro esplora il percorso femminile verso l’autodeterminazione, l’emancipazione dal giudizio esterno e l’ambiguo legame tra spettatore e opera, ponendo domande profonde sul prezzo personale che l’artista deve pagare per creare. Tormentate dalla presenza che abita la colonia, le cinque residenti dovranno affrontare i propri traumi più profondi, fino a trovarsi davanti a una scelta decisiva e drammatica: accettare l’oculo o tradire la propria arte — e se stesse — per riuscire a sopravvivere.
INCIPIT
Era appena entrata nell’atrio quando udì, sopra di lei, schiocchi di ferro spezzato, seguiti da uno schianto secco.
«Cosa cazzo…».
Il boato arrivò improvviso, assordandola. Il pavimento tremò. La ragazza si ritrasse, coprendosi il viso con l’avambraccio destro. Un polverone bianco saliva dai calcinacci al centro del salone.
Rimase immobile, in ascolto. Una pioggia di fiocchi di gesso ticchettava sul pavimento scheggiato. Quando i rumori si spensero, decise che il pericolo era passato e i suoi passi risuonarono contro le pareti, il sinistro un po’ strascicato. C’erano ovunque scaglie di gesso, frammenti di rete metallica e brandelli di lana di vetro.
Una voce si levò dalla coltre che si stava diradando.
«C’è qualcuno?».
Un ragazzo alto e smilzo avanzava verso di lei con una mano sopra la testa, agitando l’altra davanti a sé per disperdere il polverone.
«Tutto bene?».
Lei annuì e lui allungò l’altra mano. Era conciata da calli e graffi, le unghie macchiate di vernice. Aveva una faccia da ragazzino e piccoli occhi azzurri.
«Piacere, Teo. Sono il custode».
«Piacere, Giulia».
Dopo essersi presentata si tolse gli occhiali e li spolverò con il bordo della felpa.
Michele Ghiotti (1989) è nato a San Marino, dove insegna Lettere nella scuola secondaria di primo grado. Nel 2021 ha pubblicato la raccolta poetica Preistoria primavera (Italic Pequod). Suoi racconti sono apparsi sulle riviste Blam, Carie, Crack, Malgrado le mosche, Retabloid. Il suo racconto fantascientifico Carne della mia carne, occhi dei miei occhi è stato finalista al Premio Calvino 2024 (Call Trame Interspecie). Acutezza è il suo primo romanzo.
