Un viaggio nel fascino dell’assurdo e della sensualità

La copertina presenta l'impostazione grafica e lo stile minimalista tipici della collana editoriale Bibliotheka già vista in precedenza, giocando questa volta sulle tonalità dell'azzurro e dell'oro/arancione.

Lo sfondo è di un colore azzurro carta da zucchero uniforme. Una sottile linea dorata contorna l'intera area centrale e la suddivide in senso orizzontale.

La struttura si sviluppa così:

Parte superiore: Un ampio riquadro rettangolare completamente vuoto che occupa la metà superiore della copertina.

Sezione autore: Subito sotto il riquadro, in un carattere nero, lineare e maiuscolo, compare il nome dell'autore: VITTORIO ORSENIGO.

Sezione titolo: Al centro della metà inferiore spicca il titolo principale, stampato in nero con un carattere con grazie (serif) elegante e più marcato: 103 storie di seduzione (e una postilla).

Sezione prefazione: Sotto il titolo, in un carattere più sottile e corsivo, è indicata la dicitura: Prefazione di Lucio Klobas.

Parte inferiore (Base): L'ultimo riquadro è diviso verticalmente in due parti dalla linea dorata:

A sinistra si trova il logo grafico nero e il nome dell'editore Bibliotheka.

A destra, in stampato maiuscolo nero, è indicata la collana di appartenenza: RACCONTI.

 

“Due o tre amori nel giro di un mese. Uno dei tre lo chiamava grottesco. Per gli altri, entrambi in via di rapida estinzione, cercava ancora le parole adatte”.

Vittorio Orsenigo possiede l’arte candida e raffinata dell’incompiutezza, come dimostrano le 103 storie di seduzione (e una postilla), un libro divenuto ormai introvabile.

“Se la scrittura avesse un sesso, quella di Orsenigo sarebbe sicuramente una scrittura femminile nell’accezione più accattivante e perversa del termine”, scrive Lucio Koblas nella prefazione. “I suoi racconti sfiorano una morbosità eccitante, accendono delicati prudori, tormenti metafisici, ma nel momento esatto in cui dilaga una quieta sensualità si sciolgono all’improvviso consapevoli del carattere sopraffattorio e arbitrario che impongono al lettore”.

Vittorio Orsenigo (1926 – 2025), regista e scrittore, si avvicina al panorama artistico milanese dell’immediato dopoguerra.Seguendo l’invito di Elio Vittorini, cura un ciclo di letture alla Casa della cultura di Milano presentando una selezione di testi teatrali di Christopher Isherwood, Bertold Brecht e Wystan Hugh Auden, allora poco noti in Italia. Nel 1950 esordisce come regista al Piccolo Teatro di Milano, grazie al direttore Paolo Grassi, con Ubu Roi di Jarry e Le Mammelle di Tiresia di Apollinaire. Giuseppe Pontiggia lo ha definito “uno straordinario raccontatore orale”, dotato di un’energia prorompente di fronte alla quale si resta stupefatti. “C’è un’impavidità dell’assurdo, c’è il coraggio di inoltrarsi per sentieri apparentemente senza sbocco, in vicoli ciechi da rapine”

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