
Se il Novecento è stato il secolo del biopotere e del controllo dei corpi, il Ventunesimo secolo ha inaugurato l’era dello “psicopotere”: un dominio invisibile esercitato dalle Big Tech, in cui gli algoritmi manipolano la nostra temperatura emotiva e colonizzano l’inconscio per scopi di profitto. In questo scenario di accelerazione tecnologica e anomia sociale, le vecchie bussole dello Stato liberale sembrano ormai inservibili. L’espansione materiale dell’Occidente si è arrestata e, con essa, rischiano di crollare le sue più grandi promesse: il razionalismo universalistico, la giustizia, l’uguaglianza e la democrazia.
In Trump, Queer, QAnon e l’apocalisse, l’ultimo saggio di Silvio Maresca, non si cerca una rassicurante ricetta di salvezza, ma si compie una lucida, spietata autopsia del nostro tempo. Maresca analizza il vuoto valoriale e cognitivo della società post-industriale, quel deserto in cui la disperata ricerca di Senso e Ordine si traduce in “risvegli”, conversioni e nel ritorno di un pensiero magico e complottista. Dalla proliferazione di identità di frontiera nate sui social, come i generi radicali o le correnti alterumane, fino alla deregolamentazione delle piattaforme digitali cavalcata da figure come Donald Trump ed Elon Musk, l’autore mappa una frammentazione che non è più marginale, ma è diventata la cifra della nostra civiltà.
In questo dialogo profondo e privo di concessioni consolatorie, Silvio Maresca ci guida attraverso le macerie della razionalità occidentale, mostrandoci un’Europa geopoliticamente fragile, schiacciata da logiche globali e costretta a fare i conti con un mondo che ha riscoperto la logica dello scontro assoluto tra il Bene e il Male.
Partendo dal concetto foucaultiano di biopotere, oggi assistiamo a una transizione verso uno “psicopotere” esercitato dalle Big Tech, dove gli algoritmi non regolano più solo i corpi ma manipolano la temperatura emotiva e l’orizzonte cognitivo degli utenti per massimizzare il profitto. In un contesto normativo europeo che prova a porre dei limiti (come il Digital Services Act), pensa che lo Stato liberale abbia ancora le armi per contrastare questa colonizzazione dell’inconscio o la partita è già persa?
Come potrebbe un soggetto geopoliticamente così irrilevante come l’Europa imporre regole su fenomeni globali, peraltro saldamente controllati dagli USA? Trump ha già seppellito con insulti, minacce e risate questa pretesa.
Nick Land e i teorici della Singolarità (come Kurzweil) considerano l’accelerazione tecnologica un processo esponenziale inevitabile, in cui l’intelligenza artificiale supererà l’uomo. Se l’antropologia occidentale si fondava sul confine netto tra uomo, natura e macchina, quali sono le conseguenze psicologiche immediate del dilagare di identità “alterumane” (Machinekin, Robotkin) nate proprio sui social media?
Il discorso è analogo alla proliferazione di generi. Queste identità creano nuove esperienze e nuova ricchezza umana. Sono esperienze di frontiera, quindi per definizione rischiose dal punto di vista psicologico. Ma questa effervescenza identitaria, che peraltro è per definizione militante e aggressiva, diventa fatalmente elemento di disgregazione sociale, di ascesa di populismi antipotere e di nuovi dispotismi.
Un asse portante del suo libro mostra come la dinamica della “conversione” accomuni l’adolescente che scopre la fluidità di genere e il cinquantenne che aderisce a QAnon. Durante la stesura della ricerca, come si è evoluta la sua comprensione di questo bisogno di “Ordine” e di “trama nascosta”? È un fenomeno puramente patologico o una risposta disperata all’anomia della società post-industriale?
No, no, non credo sia un fenomeno puramente patologico. È come per Trump. È consolante liquidare l’anomalia Trump come follia e alterazione mentale. Ma se Trump è folle, allora ha intercettato la follia di una civiltà. In generale normalità e follia non sono più quelle di una volta. E si, queste sono reazioni all’anomia della società post-industriale e specificamente al vuoto creato dal tramonto del razionalismo universalistico, e alle sue idee di progresso, democrazia, giustizia, uguaglianza. Nella disperazione del vuoto cognitivo e valoriale esplodono le ricerche esistenziali di Senso e Ordine. Su questa scena si moltiplicano le conversioni e gli awakening, risorge il pensiero magico, si delineano nuovi Eden, e il mondo diventa battaglia fra un Bene e un Male assoluti.
Lei analizza l’amministrazione Trump e le mosse di Elon Musk su X come tentativi di sdoganare l’hate speech sotto la bandiera della libertà assoluta. Nel raccogliere i dati per il libro, quale correlazione oggettiva ha riscontrato tra la deregolamentazione delle piattaforme e la nascita di nuove pseudoscienze o spiritualismi di rete?
Ci sono molti studi che dimostrano come gli algoritmi delle grandi piattaforme, per aumentare l’engagement degli utenti, quindi il loro profitto, promuovano aggressività, polarizzazione, estremismi. Questa è la condizione in cui proliferano la tribalizzazione, il complottismo, il pensiero magico. C’è anche un’altra evidenza, provata in diversi studi. Quando le grandi piattaforme alzano barriere rispetto a fake e hate speech molti utenti migrano verso piattaforme “libere”, dove più forti di prima riesplodono estremismi e irrazionalismi tribali.
Nel capitolo Condannati a crescere, lei argomenta che l’universalismo occidentale funziona solo in condizioni di espansione materiale. Quando la crescita si ferma, il sistema implode. Questo saggio vuole essere un’autopsia dell’Occidente o offre al lettore degli strumenti per elaborare una nuova grammatica della convivenza in tempi di crisi ecologica e materiale?
Propenderei per l’autopsia…
Elisa Cutullè
