Il viaggio come metamorfosi dell’anima

La copertina presenta un design minimalista ed elegante, giocato interamente sulla tipografia e su una composizione pulita su fondo bianco. Ecco i dettagli principali: Testi e Gerarchia Autore: In alto, centrato, compare il nome Simone Cislaghi in un colore azzurro/turchese. Titolo: Al centro della pagina spicca la parola "Partire", scritta in un carattere corsivo (italics) molto grande e d'impatto, mantenendo la stessa tonalità azzurra del nome dell'autore. Sottotitolo: Sotto il titolo principale, in un carattere nero più piccolo e sobrio, si legge: "Il viaggio come metafora dell'esistenza". Elementi Grafici e Logo Collana: Nella parte inferiore, sopra una linea orizzontale azzurra, è riportata la dicitura "Piccole Tracce" in corsivo nero. Editore: In fondo alla copertina, sotto la linea, compare in stampatello maiuscolo il nome della casa editrice: MURSIA. L'insieme comunica un senso di leggerezza e riflessione, coerente con il tema filosofico del viaggio suggerito dal sottotitolo.

Simone Cislaghi, docente di Filosofia e Storia al Collegio San Carlo di Milano, torna in libreria con “Partire. Il viaggio come metafora dell’esistenza” (Mursia, collana Piccole Tracce). In questo saggio di 136 pagine, l’autore ci invita a riflettere sul senso profondo del cammino umano: non un semplice spostamento tra coordinate geografiche, ma un’evoluzione interiore necessaria per non restare immobili spettatori della propria vita. Cislaghi ci ricorda che il vero viaggiatore è colui che accetta di farsi trasformare dall’incontro, trasformando ogni rotta in un percorso pedagogico.

Nel suo libro, il viaggio non è solo uno spostamento geografico ma un movimento dell’anima. Quando ha compreso personalmente che “partire” significava anche attraversare sé stesso?

La ringrazio per la domanda. Durante la mia adolescenza ci sono state esperienze in cui ho mutato prospettiva su temi o luoghi specifici, soprattutto grazie alla condivisione della quotidianità con gli altri. All’epoca, per immaturità, non coglievo pienamente questo potere trasformativo. La vera consapevolezza è arrivata in Spagna durante l’università: lì ho capito come l’incontro con l’ignoto generi un cambio di visione. Oggi so che il vero viaggio inizia dal “disincagliamento” dalle certezze quotidiane; si può partire e mutare anche senza muoversi fisicamente.

Lei scrive che “viaggiare è spostarsi nello spazio dell’interiorità”. In un tempo così rapido e superficiale, come si educa oggi questa profondità?

Credo si educhi vivendo autenticamente: visitando luoghi nuovi, ma soprattutto aprendosi a visioni diverse dalle nostre. Dobbiamo lasciarci mettere in discussione dalla narrazione di chi è “altro”. Questi incontri possono avvenire ovunque, anche nel proprio quartiere. Cresciamo solo quando ci lasciamo interpellare dagli altri; restare chiusi nelle proprie idee porta a un isolamento soffocante. I giovani vanno accompagnati a coltivare una mente curiosa e a tentare l’esperienza dell’inedito.

L’epopea di Gilgamesh mostra un eroe che matura attraverso la perdita. È il dolore la vera soglia del viaggio interiore?

Il dolore è ineliminabile e funge da leva per la crescita. La fatica e il senso del limite ci costringono ad attivare risorse latenti. Senza metabolizzare la perdita, si rischia un delirio di onnipotenza distruttivo, che porta al vuoto del desiderio. Come scritto da Recalcati, è un tema cruciale della nostra psiche.

Nell’interpretazione moderna di Ulisse il viaggio diventa più importante della meta. Crede che la nostra epoca stia imparando ad abitare il “durante” più che il “dopo”?

Solo chi abita il “durante” può abitare il “dopo”, poiché il traguardo esige tempo, disciplina e fatica. Senza il viaggio, nessuna meta è realistica. Il cammino insegna a valorizzare il presente senza perdere la tensione verso il futuro. La vita è costantemente un “già e non ancora”.

Sintetizzando, cosa spera rimanga nel lettore di questo libro?

Mi auguro che questo testo rinnovi la meraviglia per l’incontro con il mondo e con gli altri. Sono queste due dimensioni che ci permettono di restare davvero vivi.

Elisa Cutullè

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