ANTIGONE IN POLESINE. Sette storie in prosa e in poesia

La copertina presenta un'estetica pulita ed essenziale, giocata su toni tenui che richiamano la natura e la letteratura.

Ecco un’analisi dettagliata degli elementi visivi:

Elementi Testuali
Nella parte superiore, il testo è centrato e utilizza un carattere con grazie (serif), elegante e classico:

Autori: I nomi Roberto Alessandrini e Roberto Piumini sono scritti in un colore terra bruciata/marrone caldo.

Titolo: Antigone in Polesine è in nero, con una dimensione leggermente maggiore per risaltare.

Sottotitolo: "Sette storie in prosa e in poesia" è scritto in un corpo minore, sempre in nero.

Immagine Centrale
Il cuore visivo della copertina è la fotografia di una rondine (o un uccello simile della famiglia degli irundinidi) appollaiata sulla cima di un ramo secco e privo di foglie.

L'uccello: Presenta il classico piumaggio blu scuro metallizzato sul dorso, una macchia rossiccia sotto il becco e il ventre bianco/crema. La sua posizione è raccolta, quasi in equilibrio precario ma stabile.

Sfondo: Il fondo è un azzurro polvere molto chiaro e uniforme, che suggerisce un cielo limpido o una luce mattutina, privo di nuvole o altri elementi di disturbo.

Grafica e Layout
Composizione: L'immagine segue una linea verticale netta data dal ramo, che guida l'occhio verso il centro del libro.

Logo editoriale: In basso al centro è presente il logo della casa editrice Oligo, racchiuso in un quadrato blu con lettere bianche e nere.

L'insieme trasmette una sensazione di leggerezza e malinconia, coerente con l'ambientazione geografica citata nel titolo (il Polesine) e con la promessa di una narrazione che intreccia realtà e poesia.

Terra anfibia e marginale, proverbialmente lontana dagli accadimenti importanti, il Polesine è attraversato da presagi notturni di gufi e di civette, fatti misteriosi, vicende che riguardano la guerra, l’amore, la follia, poetici malintesi e insopprimibili desideri di fuga. Lo sguardo si disorienta nell’imponenza orizzontale del paesaggio che trascende in un territorio linguistico che si avventura in carnevali anarchici di sillabe e si fa racconto. In questa terra piena di odori, le donne si muovono con sorprendente risolutezza da protagoniste, come sarte di un matriarcato carsico, avvolte di un fascino discreto o lunare. Delle storie qui raccolte, che in un riflesso di specchi sono sia in prosa sia in poesia, solo la prima, che dà il nome al libro, è tutta vera: un racconto familiare, di resistenza al nazifascismo che chiama in causa la più alta giustizia contro il delirio delle leggi degli uomini. Le altre, non meno vere, si concedono le esagerazioni del racconto che nasce orale.

In questa storia c’è una porta che si apre tre volte. Ma prima bisogna dire che c’è un posto con un nome che non ha bisogno di essere spiegato. Si chiama Il deserto. E anche allora si chiamava così.

Il deserto è come un borgo fantasma. Ci sono solo due strade che fanno una croce. Un’osteria lunga e bassa, con una porta e due finestre. E un po’ di case, distanti tra loro, che sembrano gettate nell’erba come il granoturco per le galline. A caso. Non c’è una scuola e nemmeno una chiesa, perché talvolta le parole sobrie sono eloquenti: al deserto c’è, appunto, il niente, a parte la campagna, che è vicina, molto vicina, all’argine del Po. La terra odora di terra e di erba medica, che qui si chiama erbaspagna.

 

ROBERTO ALESSANDRINI insegna Antropologia culturale all’Università Pontificia Salesiana di Roma e collabora alla cattedra Unesco Educazione, crescita, uguaglianza dell’Università di Ferrara. Ha tradotto testi di France, Girard e Le Lionnais.

ROBERTO PIUMINI, tra i maggiori scrittori italiani, ha pubblicato libri per ragazzi, testi poetici e romanzi per adulti. Ha tradotto i Sonetti e il Macbeth di Shakespeare, il Paradiso Perduto di Milton e l’Aulularia di Plauto, di cui ha scritto un finale apocrifo. Tra i suoi libri per Oligo ricordiamo Storie per voce quieta.

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