DA OGGI IN LIBRERIA: CONTRO L’INDUSTRIA DEI PARTITI di Ernesto Rossi // Con un saggio di Paolo Flores d’Arcais

Che forza e rigore nelle parole che Ernesto Rossi scrisse sui partiti negli anni Cinquanta dalle colonne de «il Mondo». Vale la pena davvero riproporle e farle leggere a tutti. Il male che oggi viene in superficie Rossi lo denunciava già allora con assoluta lucidità. I partiti come macchine di potere e basta, dove i soldi sono tutto, il programma niente. Chi ha i soldi più facilmente ricopre importanti funzioni nella macchina parlamentare e nelle istituzioni. Detta regole, favorisce accordi, tratta su tutto. Ma i soldi non bastano, servono favori, vantaggi economici, posti di lavoro. Una denuncia netta contro i partiti di allora e un sistema che per forza di cose mette chi fa politica nella condizione di allearsi anche con le mafie e la criminalità. Più soldi, più voti, più potere. Questo libro propone gli articoli che Rossi scrisse specificamente sulla questione del finanziamento ai partiti e che non sono mai stati proposti da soli in un unico volume.

 

Ernesto Rossi (Caserta 1897 – Roma 1967) Politico e intellettuale di indole polemica e intransigente, «democratico ribelle», si è sempre impegnato nel combattere gli interessi corporativi e clientelari dei «padroni del vapore», dei grandi assetti monopolistici. Tra i fondatori di «Giustizia e Libertà», viene arrestato nel 1930 e condannato a vent’anni di carcere. Nel 1941, con Altiero Spinelli ed Eugenio Colorni, redige il Manifesto di Ventotene, primo tentativo di elaborazione programmatica di una concezione federalista europea. Membro del Partito d’Azione, nel 1956 è tra i fondatori del Partito radicale. È stato collaboratore del settimanale «Il Mondo» (1949-1966). Tra i suoi molti libri: Abolire la miseria (1946), Settimo: non rubare (1952), Non mollare (1955), Aria fritta (1956), Il Sillabo (1957), Padroni del vapore e fascismo (1966), Pagine anticlericali (1966).

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