Prima traduzione italiana per il “Trattato della delinquenza” di Roberto Artl

 

La copertina ha uno sfondo viola solido e vibrante. Una linea sottile di color magenta brillante circonda il perimetro e divide la copertina in sezioni orizzontali.

Nella parte superiore c'è un grande spazio vuoto rettangolare, perfetto per eventuali illustrazioni o grafiche.

In basso, ci sono tre sezioni di testo, tutte scritte in un carattere pulito e di color bianco:

ROBERTO ARLT è scritto nella sezione superiore in un carattere maiuscolo.

Trattato della delinquenza è il titolo principale, scritto in un carattere più grande e audace.

A cura di Carlo Alberto Montalto è indicato sotto il titolo, specificando il curatore del libro.

In basso, un'ultima riga presenta due sezioni separate da un'altra linea sottile magenta:

Bibliotheka, accompagnato da un piccolo logo circolare, identifica l'editore.

SCRITTI BREVI è il nome della serie o collana di libri, scritto in un carattere maiuscolo.

Complessivamente, la copertina ha un design pulito, minimalista ed elegante, con un forte contrasto tra il viola e il magenta brillante.

Con un titolo pretenzioso e suggestivo Roberto Arlt aveva deciso di riunire venti delle sue celebri aguafuertes, tra le oltre mille che aveva pubblicato sul quotidiano di Buenos Aires El Mundo. Si trattava di brevi scritti giornalistici consistenti in fugaci ritratti di vita quotidiana su varie tematiche, così chiamate per la precisione chirurgica che rimanda alle omonime stampe tanto in voga nel XVII secolo.  Quelle veloci pennellate di realtà, vero e proprio inventario di stupori sui delinquenti e i furfanti che lo scrittore aveva incontrato nella Buenos Aires del suo tempo, vengono pubblicate ora per la prima volta in Italia da con il titolo Trattato della delinquenza nella traduzione di Carlo Alberto Montalto. Il fulcro del libro è la criminalità urbana nelle sue diverse forme, che serve da pretesto all’autore per esercitare la sua prosa tagliente, la sua ironia e la sua critica sociale.

[…] Come nella tecnica incisoria il segno nasce dall’erosione, in questi articoli la parola scava, corrode le superfici della realtà urbana e ne fa emergere le nervature più dure, quelle che il discorso ufficiale tende a occultare. Le cronache di Arlt funzionano in effetti come lastre incise sulla capitale argentina: rapide, contrastate, prive di abbellimenti superflui. Nello specifico delle ventidue aguafuertes qui presentate, la criminalità non è trattata come eccezione o curiosità sensazionalistica, ma piuttosto come elemento strutturale della vita metropolitana. Ladruncoli, truffatori, opportunisti, miserabili e figure ai margini della società compongono un’umanità deformata ma autentica, osservata con uno sguardo che alterna ironia feroce, indignazione morale e una lucida pietà. La violenza, l’inganno e la miseria appaiono come il rovescio inevitabile di una modernità che promette progresso, ma produce esclusioneIl contesto socioculturale è quello di una Buenos Aires in piena trasformazione, segnata  dall’immigrazione di massa, dall’espansione indu­striale e dalla nascita di nuovi quartieri popolari. In questa città ibrida, instabile, profondamente disu­guale, si formano linguaggi, comportamenti e codici propri di una cultura urbana meticcia. Arlt inter­cetta questo mondo nel suo farsi, registrandone le tensioni sociali, la precarietà economica e la per­dita di riferimenti tradizionali. (Dalla prefazione di Carlo Alberto Montalto)

Roberto Arlt, scrittore, drammaturgo e giornalista (Buenos Aires, 1900-1942), è considerato il padre della letteratura argentina contemporanea e il promotore della narrativa in castigliano rioplatense, con una grammatica diversa (soprattutto per quanto concerne i verbi) rispetto a quella del castigliano standard. Le edizioni Sur hanno pubblicato negli ultimi anni i suoi due romanzi più famosi, I sette pazzi I lanciafiamme, e alcune raccolte di racconti.

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