
Con un titolo pretenzioso e suggestivo Roberto Arlt aveva deciso di riunire venti delle sue celebri aguafuertes, tra le oltre mille che aveva pubblicato sul quotidiano di Buenos Aires El Mundo. Si trattava di brevi scritti giornalistici consistenti in fugaci ritratti di vita quotidiana su varie tematiche, così chiamate per la precisione chirurgica che rimanda alle omonime stampe tanto in voga nel XVII secolo. Quelle veloci pennellate di realtà, vero e proprio inventario di stupori sui delinquenti e i furfanti che lo scrittore aveva incontrato nella Buenos Aires del suo tempo, vengono pubblicate ora per la prima volta in Italia da con il titolo Trattato della delinquenza nella traduzione di Carlo Alberto Montalto. Il fulcro del libro è la criminalità urbana nelle sue diverse forme, che serve da pretesto all’autore per esercitare la sua prosa tagliente, la sua ironia e la sua critica sociale.
[…] Come nella tecnica incisoria il segno nasce dall’erosione, in questi articoli la parola scava, corrode le superfici della realtà urbana e ne fa emergere le nervature più dure, quelle che il discorso ufficiale tende a occultare. Le cronache di Arlt funzionano in effetti come lastre incise sulla capitale argentina: rapide, contrastate, prive di abbellimenti superflui. Nello specifico delle ventidue aguafuertes qui presentate, la criminalità non è trattata come eccezione o curiosità sensazionalistica, ma piuttosto come elemento strutturale della vita metropolitana. Ladruncoli, truffatori, opportunisti, miserabili e figure ai margini della società compongono un’umanità deformata ma autentica, osservata con uno sguardo che alterna ironia feroce, indignazione morale e una lucida pietà. La violenza, l’inganno e la miseria appaiono come il rovescio inevitabile di una modernità che promette progresso, ma produce esclusione. Il contesto socioculturale è quello di una Buenos Aires in piena trasformazione, segnata dall’immigrazione di massa, dall’espansione industriale e dalla nascita di nuovi quartieri popolari. In questa città ibrida, instabile, profondamente disuguale, si formano linguaggi, comportamenti e codici propri di una cultura urbana meticcia. Arlt intercetta questo mondo nel suo farsi, registrandone le tensioni sociali, la precarietà economica e la perdita di riferimenti tradizionali. (Dalla prefazione di Carlo Alberto Montalto)
Roberto Arlt, scrittore, drammaturgo e giornalista (Buenos Aires, 1900-1942), è considerato il padre della letteratura argentina contemporanea e il promotore della narrativa in castigliano rioplatense, con una grammatica diversa (soprattutto per quanto concerne i verbi) rispetto a quella del castigliano standard. Le edizioni Sur hanno pubblicato negli ultimi anni i suoi due romanzi più famosi, I sette pazzi e I lanciafiamme, e alcune raccolte di racconti.
