Tra Identità e Integrazione: Rolando Pettinari Presenta «Oh!lio» all’Italienzentrum

La copertina del libro «Oh!lio. Diario quasi storico di un'estate in Germania» di Rolando Pettinari si presenta con un impatto visivo forte, minimalista e ricco di simbolismi legati al tema dell'emigrazione, dell'identità e del legame con la terra.

Ecco la descrizione dettagliata degli elementi che la compongono:

1. L'Elemento Visivo Centrale (L'Immagine)
Il cuore della copertina è occupato da un'evocativa fotografia in bianco e nero (o virata seppia/toni scuri) che cattura un dettaglio ravvicinato e potente:

Le mani: Si vedono due mani anziane, nodose e segnate dal tempo e dal lavoro, raccolte insieme.

Il contenuto: Queste mani stringono e proteggono una manciata di olive scure, appena raccolte.

Il significato: È un richiamo potente alle radici, alla terra d'origine (l'Italia, la raccolta delle olive, la produzione dell'olio) e al lavoro manuale. Rappresenta la memoria identitaria che l'emigrato porta con sé all'estero, un contrasto poetico con il contesto industriale o urbano della Germania.

2. Il Titolo e la Grafica
Il titolo gioca su un contrasto cromatico e tipografico netto che cattura subito l'attenzione:

«Oh!lio»: La parola è scritta in grande, con caratteri moderni ed eleganti. Il font è un sans-serif (bastone) pulito. La prima parte, «Oh!», è colorata in un rosso acceso/corallo, quasi a voler sottolineare un'esclamazione di stupore o nostalgia. La seconda parte, «lio», è in bianco, creando un netto distacco visivo sullo sfondo scuro.

3. I Sottotitoli e i Testi Secondari
Tutti gli altri testi sono resi in bianco, posizionati strategicamente per non appesantire l'immagine:

In alto: Compare chiaramente il nome dell'autore, Rolando Pettinari.

Sotto il titolo principale: Si trova il sottotitolo esplicativo in italiano: «Diario quasi storico di un'estate in Germania».

In basso: È presente la traduzione o il richiamo per il pubblico tedesco: «Sommer im Saarland. Ein Tagebuch voller Geschichte(n)» (Estate nel Saarland. Un diario pieno di storia/storie), che radica il racconto proprio nel territorio del Saarland.

4. Atmosfera Generale
La scelta dello sfondo scuro e sfocato (bokeh) mette drammaticamente in risalto il candore e la texture delle mani vissute. L'uso del rosso per il punto esclamativo e l'inizio del titolo spezza la monocromia, dando un tocco contemporaneo e dinamico a una copertina che, altrimenti, richiamerebbe un impianto puramente storico o nostalgico. Esprime perfettamente il binomio del libro: la durezza della memoria storica unita alla vitalità dei ricordi personali.

 

Si è tenuto il 21 maggio 2026, nei locali dell’edificio E1.2 dell’Università del Saarland e in collegamento telematico, l’atteso incontro culturale focalizzato sulla complessa evoluzione della comunità italiana locale, imperniato sulla presentazione dell’ultimo volume di Rolando Pettinari, intitolato «Oh!lio. Diario quasi storico di un’estate in Germania».

L’evento è stato promosso e organizzato in modo impeccabile dal Centro Studi Italiani (Italienzentrum) dell’Università del Saarland, istituto accademico d’eccellenza posto sotto la direzione scientifica della Cattedra di Filologia Romanza del Prof. Dr. Elton Prifti. A coordinare l’incontro e a introdurre l’illustre ospite è stata la dott.ssa Marzia Vacchelli, che ha voluto proiettare i presenti in un percorso non solo letterario, ma profondamente sociologico, teso a ridefinire il significato profondo dell’essere italiani all’estero oggi.

Rolando Pettinari, figura di spicco e pilastro culturale ben noto nel Saarland, vanta una biografia che incarna appieno lo spirito transnazionale. Nato a Camerino, nelle Marche, si è trasferito a Saarbrücken nel 1978 dopo aver concluso gli studi in filosofia. Fin dai suoi primi anni in terra tedesca, ha compreso la necessità di operare come mediatore culturale, collaborando prima con il celebre programma radiofonico Radio Colonia e come traduttore, per poi dedicarsi all’insegnamento istituzionale della lingua italiana. Dal 1979 ricopre la carica di direttore del COASCIT (Comitato di Assistenza Scuole Italiane) del Saarland, associazione cruciale per la promozione linguistica e l’integrazione sul territorio.

Nel corso della sua densa e appassionata relazione, Pettinari ha guidato il pubblico attraverso una lucida ricostruzione storica, divisa in tre momenti chiave. Il punto di partenza è stato l’analisi del clima sociale che si respirava nel Saarland sul finire degli anni ’70. A quell’epoca, sia le istituzioni tedesche sia la stragrande maggioranza degli stessi emigrati italiani condividevano l’illusione che la permanenza all’estero fosse un fenomeno transitorio, destinato a esaurirsi con il rientro in patria al termine dei contratti di lavoro. Addirittura, in regioni confinanti come la Baviera, si teorizzava apertamente il concetto burocratico di “rotazione” della manodopera straniera.

Tuttavia, come evidenziato da Pettinari, vi erano nuclei di intellettuali e realtà sociali che avevano compreso con eccezionale lungimiranza come la storia stesse procedendo in una direzione diametralmente opposta e definitiva. Tra questi spiccavano l’Istituto di Filosofia del Diritto dell’Università del Saarland, guidato dal prof. romano Alessandro Baratta e dal suo assistente Raffaele De Giorgi, la Missione Cattolica Italiana diretta dal lungimirante Don Luigi Petris, e una fitta rete di associazioni operanti tra Saarbrücken e Saarlouis, quest’ultima fortemente caratterizzata dalla presenza operaia dello stabilimento Ford.

Una rigorosa inchiesta sul campo condotta in quegli anni dalla Missione Cattolica scattò una fotografia inequivocabile: l’emigrazione stava diventando stanziale. Gli indicatori erano macroscopici: il compimento massiccio dei ricogniungimenti familiari, l’avvio della scolarizzazione della seconda generazione e l’acquisto delle prime case di proprietà. Eppure, questa transizione verso la stanzialità portò alla luce una crisi sociale silenziosa ma drammatica, legata all’insuccesso scolastico dei figli dei lavoratori italiani.

I dati statistici d’archivio mostrati da Pettinari durante la conferenza hanno destato viva impressione: nell’anno scolastico 1979/1980, mentre la media degli studenti tedeschi che accedevano al Ginnasio si attestava attorno al 20%, la percentuale degli studenti italiani era ferma all’uno virgola otto per cento. Parallelamente, a causa di una “miscela tossica” formata dallo svantaggio socioculturale delle famiglie d’origine e dalle barriere linguistiche nell’apprendimento della lingua tedesca, si registrò un abnorme trasferimento di alunni italiani verso le scuole speciali per ragazzi con difficoltà di apprendimento (Sonderschulen). Nel Saarland, tale quota raggiunse il 7% della popolazione scolastica italiana, un dato allarmante che nel resto della Germania federale assumeva proporzioni persino superiori.

È in questo scenario di emergenza educativa che il COASCIT, in sinergia con la Missione Cattolica e con il sostegno finanziario del Ministero degli Affari Esteri italiano, ha dispiegato la sua azione più profonda. Attraverso l’attivazione capillare di corsi di supporto, doposcuola, aiuto compiti e programmi intensivi di apprendimento della lingua tedesca, l’associazione è riuscita a invertire radicalmente la tendenza, riducendo la percentuale di italiani nelle scuole speciali al 4,8% già a metà degli anni ’80, in netta controtendenza rispetto al dato nazionale tedesco.

L’evoluzione della presenza italiana ha imposto, negli anni ’90, un radicale mutamento di paradigma anche nella didattica. Quando il Ministero degli Affari Esteri ha affidato al COASCIT la gestione diretta dei corsi di lingua e cultura italiana, Pettinari e i suoi collaboratori si sono scontrati con un quesito teorico fondamentale: quale tipo di italiano insegnare? Non si trattava più di trasmettere la lingua materna a figli di immigrati in procinto di tornare in…

“Certe volte mi chiedo dove devo stare. In Sicilia c’è il mare, il sole, i parenti… Poi penso alla Germania che ci fa stare bene, ci dà lavoro e una vita tranquilla. Qual è la scelta giusta?”Daisy, 14 anni (dallo storico giornalino del COASCIT «Germania, terra mia»)

Questa condizione psicologica è stata accostata dall’autore alla suggestiva definizione sociologica del “rimanere a mezza parete”, mutuata da studi sulla nostalgia degli emigrati in Svizzera: una situazione di stallo in cui l’individuo non riesce ad andare né avanti verso una piena assimilazione né indietro verso le proprie radici, compromettendo talvolta la propria affermazione sociale e culturale. Per rispondere a questo disagio, sono nati negli anni progetti laboratoriali e di auto-analisi come «Tracce», concepiti per elaborare il vissuto migratorio in chiave creativa e consapevole.

La parte conclusiva della presentazione ha gettato uno sguardo approfondito sugli aspetti più moderni dell’attività editoriale di Pettinari, in particolare sulla sua scelta del self-publishing. L’autore ha spiegato come l’auto-pubblicazione rappresenti oggi uno straordinario strumento di libertà intellettuale e di autonomia culturale, capace di sottrarre i testi di nicchia o di rilevanza storica locale alle logiche puramente commerciali dei grandi gruppi editoriali. Attraverso il proprio portale web, Pettinari ha così potuto dare vita a una vera e propria collana che, oltre a Oh!lio, comprende altri tre testi fondamentali: «Un Paese, venti cucine: un viaggio culinario attraverso l’Italia», «Approdo nella Saar. Storie e cifre dell’emigrazione italiana» (concepito come radiodramma) e il saggio sociopolitico «Lo sviluppo incompiuto».

L’evento si è arricchito nella seconda parte grazie al contributo attivo della platea. Particolarmente stimolante è stato l’intervento di una studentessa universitaria, che sta preparando un saggio critico (Referat) proprio partendo dalle ricerche e dal testo di Pettinari. Melissa ha dialogato intensamente con l’autore, sottolineando la straordinaria attualità del testo per le terze generazioni, le quali, pur non avendo vissuto i traumi della prima ondata migratoria, ne ereditano le risonanze emotive e il bisogno profondo di armonizzare le proprie molteplici appartenenze.

In conclusione, l’incontro organizzato dall’Italienzentrum ha dimostrato come l’istituzione accademica possa e debba farsi carico di istanze civili, trasformandosi in uno spazio pubblico di riflessione. Come ha ricordato lo stesso Pettinari nel congedarsi, analizzare e valorizzare la storia dell’emigrazione italiana nel Saarland non è un mero esercizio di nostalgia passatista, bensì un tassello fondamentale per interpretare le dinamiche della società multiculturale europea contemporanea e per difendere, giorno dopo giorno, i valori del pluralismo e della democrazia partecipativa.

Elisa Cutullè

Comments are closed.