Il fascino tragico e magnetico di Cesare Borgia

Questo dipinto è un disegno a inchiostro acquerellato che raffigura una scena d'interno dal sapore storico, caratterizzato da un forte contrasto tra luci e ombre che ricorda lo stile di maestri del Settecento o dell'Ottocento (come Francisco Goya o Honoré Daumier).

Ecco una descrizione dettagliata degli elementi dell'opera:

Soggetto e Personaggi
La scena mostra una riunione formale o una lettura tra diverse figure maschili che indossano lunghe tonache chiare, evocando l'atmosfera di un ordine religioso, di un tribunale d'epoca o di un'accademia.

Il gruppo a sinistra: Un uomo in piedi, raffigurato di profilo, sta leggendo con attenzione da un grande libro o documento aperto che tiene tra le mani. Davanti a lui, seduto su una sedia, un uomo più anziano ascolta concentrato, mentre dietro al lettore altre figure osservano la scena con sguardi severi e attenti.

Il gruppo a destra: In primo piano, seduto su una poltrona con le braccia incrociate, si nota un uomo con una veste dai toni grigio-azzurri. Il suo atteggiamento e la sua espressione appaiono più distaccati o scettici. Alle sue spalle si trovano altre figure, tra cui una che guarda verso il centro e un'altra, all'estrema destra, girata di spalle.

Ambientazione e Luce
La sorgente luminosa: L'elemento chiave della composizione è la grande finestra quadrata posizionata in alto al centro sullo sfondo. È caratterizzata da una grata a losanghe e incorniciata da ampi e pesanti tendaggi scuri, legati ai lati in modo drammatico.

Effetto Chiaroscuro: Dalla finestra penetra una luce intensa che investe i personaggi dall'alto e alle spalle (effetto controluce), facendo risaltare i profili e il bianco delle vesti. Al contrario, la parte superiore della stanza e gli angoli laterali sprofondano in ombre fitte e scure, conferendo alla scena un tono solenne, quasi misterioso o segreto.

Tecnica e Colori: Il disegno è realizzato con linee d'inchiostro fluide e dinamiche che definiscono i contorni e i volumi. La colorazione è ottenuta con lavaggi di acquerello dalle tonalità terrose e sobrie: dominano i toni del marrone, del beige e del grigio, con qualche accenno rossastro sui mobili e sul pavimento.

Costretto alla tonaca quando avrebbe voluto impugnare una spada, Cesare Borgia non è nato per obbedire, ma per conquistare. Dalle stanze dorate del Vaticano ai campi insanguinati della Romagna, la sua ascesa è fulminea, con l’ambizione di unire l’Italia sotto un’unica corona. Ma il potere ha un prezzo. Mentre la madre Vannozza lo vede consumarsi nella smania e Lucrezia, la sorella adorata, ne condivide splendori e ombre, il sogno di dominio si trasforma in una corsa contro il destino. Un grande romanzo in cui tradimenti, alleanze, passioni brucianti e rovinose cadute scandiscono la vita di un uomo deciso a essere sovrano di se stesso, anche a costo di perdere tutto. Cesare Borgia emerge come una figura tragica e magnetica: un principe che ha usato il crimine come strumento politico, un legislatore illuminato che ha cercato di portare ordine nel caos dei piccoli tiranni italiani, ma che alla fine è rimasto vittima della sua stessa ambizione e del rapido volgere della sorte. È il ritratto di un uomo che, in soli trentun anni di vita, è riuscito a terrorizzare e affascinare un’intera epoca.

Dichiara l’Autrice: “Ho incontrato Cesare Borgia a Palazzo Venezia in Roma nella mostra ‘Armi e potere nell’Europa del Rinascimento’. Le incisioni sulla sua preziosissima spada da parata decise a ventitre anni, davano al mondo l’immagine di chi sarebbe stato: un genio dell’azione, dell’astuzia e dell’inganno con la capacità di sapersi mutare nell’esatto contrario. Come accade con le star contemporanee, impossibile non subirne il fascino.”

Incipit: Nel suo trattato politico Il Principe un ammirato Niccolò Machiavelli ha preso Cesare Borgia come modello per la conquista di un nuovo principato grazie alle armi e alle fortune altrui. Il testo di Machiavelli non ebbe successo e il Valentino, secondogenito di papa Alessandro VI, cardinale e in seguito duca di Romagna, fu bollato come despota e assassino incestuoso già dal suo primo biografo, lo storico Tomaso Tomasi nel suo Vita del duca Valentino pubblicato nel 1655. E tanto forte è la seduzione esercitata sugli esseri umani dal male e dai “cattivi” da fissarsi così nell’immaginario collettivo. Si diceva che a venticinque anni Cesare fosse “tale che la sua sola persona bastava a destar rumore in tutta Italia” e “che teneva tra le mani la pace e la guerra” ma a trentun anni e mezzo cadde (o volle cadere?) in un’imboscata durante l’assedio di Viana, una cittadella sconosciuta nell’allora irrilevante regno di Navarra. Cesare fu dunque un’anima nera che usò il crimine e la sopraffazione in nome del diritto del più forte come fa sempre chi esercita il potere? O fu il Giusto, il Generoso, l’illuminato Legislatore, l’Eliminatore dei tiranni come amava definirsi?

 Ippolita Avalli (Milano, 1949) vive a Roma. Ha scritto su testate come «Vanity Fair», «Il Manifesto», «TuStyle» e per teatro e cinema, collaborando, tra l’altro, alla sceneggiatura dellaCittà delle donnedi Federico Fellini. Ha pubblicato i romanzi: Aspettando Ketty (Feltrinelli, 1982),L’infedele(Rizzoli, 1988),Non voglio farti male(Garzanti, 1991),Amami(Baldini & Castoldi, 1999),La dea dei baci(Baldini e Castoldi, 1997, finalista al Premio Strega),Nascere non basta(Feltrinelli, 2003),Mi manchi (Feltrinelli, 2008), Il nascondiglio della farfalla (Mondadori, 2014), La neve cade sui vostri peccati (Piemme, 2019).

 

Foto: Foto von The Cleveland Museum of Art auf Unsplash

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