Storia di un ecoterrorista

La copertina di questo libro, edito da Iperborea, è molto suggestiva e gioca su contrasti cromatici forti per trasmettere un senso di mistero e isolamento. Ecco i dettagli principali:

Composizione Visiva: L'illustrazione mostra una fitta foresta di conifere (abeti o pini) di un verde scurissimo, quasi nero, che si staglia contro un cielo notturno blu intenso. Al centro della scena risplende un unico albero color oro vibrante, che sembra emanare luce propria, illuminando l'oscurità circostante.

Riflesso e Figure: In basso, la scena si specchia in uno specchio d'acqua. Sulla riva in primo piano, si nota la sagoma scura di una piccola figura umana solitaria, che osserva l'albero dorato. Questo elemento accentua la maestosità della natura rispetto all'uomo.

Testi e Font:

In alto a sinistra, il nome dell'autore John VAILLANT è scritto in giallo, richiamando il colore dell'albero.

Al centro, il titolo L'ALBERO D'ORO è in bianco e in maiuscolo.

Sotto il titolo, il sottotitolo recita: "Una storia vera di avidità e follia", scritto in un corsivo bianco elegante.

Dettagli Editoriali:

Sulla sinistra è presente la classica banda verticale gialla che contraddistingue lo stile grafico della casa editrice Iperborea.

In basso a destra compare il nome della casa editrice: IPERBOREA.

In basso a sinistra c'è il logo grafico dell'editore.

L'insieme è molto evocativo: l'oro dell'albero simboleggia sia la bellezza naturale straordinaria sia, come suggerisce il sottotitolo, l'oggetto del desiderio e dell'avidità umana.

Una notte d’inverno, una motosega, un uomo che si sente profeta e un piano: abbattere l’albero d’oro delle Haida Gwaii. La storia di un ex boscaiolo diventato ecoterrorista, della sua scomparsa nel nulla e della sua domanda ancora oggi urgente: come possiamo aprire gli occhi del mondo sulla devastazione del nostro pianeta?

Quando gli europei sbarcarono per la prima volta a Haida Gwaii, arcipelago canadese al largo di Vancouver, nel Pacifico, trovarono un popolo nativo raffinatissimo, gli haida, oltre a ricchezze impensabili, che solo una natura ipertrofica poteva dare: lontre dal pregiatissimo pelo, alberi giganteschi. Non sapevano che pochi chilometri più in là, sull’isola maggiore, cresceva un peccio perfetto dagli aghi dorati. Gli haida lo chiamavano K’iid K’iyaas: per loro era un membro della tribù; per la scienza, una mutazione genetica unica. Trecento anni dopo, le lontre sono quasi estinte, l’industria del legname ha colonizzato l’arcipelago e il peccio d’oro non c’è più: l’ha abbattuto nel 1997 Grant Hadwin. Lo ha fatto per un’illuminazione divina: dopo una vita da taglialegna, a vedere foreste secolari ridotte a deserti, in lui si è risvegliata una viscerale coscienza ecologica. Ha scritto lettere e un documento tanto utopistico quanto delirante per un nuovo ordine mondiale e infine, visto che nessuno lo ha ascoltato, si è deciso: serviva un’azione simbolica. Dopo è sparito nel nulla.

John VAILLANT

Scrittore e giornalista canadese, i suoi reportage sono apparsi, fra gli altri, su The New YorkerThe AtlanticNational Geographic e The Guardian. Dopo aver pubblicato La tigre (Einaudi 2012), con L’età del fuoco (Iperborea 2024) si è aggiudicato il Baillie Gifford Prize ed è stato finalista al premio Pulitzer.

 

TRADUZIONE DI: Luca Fusari
PP. 320
NAZIONE: Canada
COLLANA: I Corvi
NUMERO DI COLLANA: 16

ISBN: 9791281724785

PREZZO DI COPERTINA: € 20,00

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