TORRE DEL LAGO – 62° FESTIVAL PUCCINI: DOMANI IL SIPARIO DEL GRANDE TEATRO PUCCINI SI APRIRA’ SU UN CARTELLONE RICCO DI SORPRESE

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“Una serie di azioni anche dolorose per iniziare ad uscire fuori dalla palude di debiti nella quale si era infilato il Festival Puccini”. Questo l’esordio del Vicesindaco e assessore alla Cultura del Comune di Viareggio, Rossella Martina, in apertura delle conferenza stampa di presentazione del 62° Festival Puccini.

“Un impegno forte, convinto, solidale che tutti all’interno della Fondazione hanno saputo dare, ognuno nei propri ruoli, ci ha consentito però di guardare al futuro immediato e a quello prossimo con un altro spirito ed un altro ottimismo. Era necessario non solo per affrontare l’emergenza, ma per dare nuovamente al Festival quella spinta e quella credibilità di cui aveva bisogno per il suo ruolo nazionale e internazionale che riveste nel panorama musicale. La sgradevole eredità con la quale abbiamo dovuto fare i conti ci ha insegnato a trovare, o ri-trovare, in noi stessi quelle motivazioni forti capaci di cercare e trovare soluzioni adatte ai problemi senza arrenderci e senza disperarci”.

Analogo il discorso del vice presidente della Fondazione, Alberto Pisanelli, il quale ha tenuto a precisare il ruolo importante dell’Amministrazione comunale per questa ripresa: “Ad oggi, abbiamo raggiunto un pareggio di bilancio ed una riduzione dei debiti di quasi un milione di euro. Lo dobbiamo certamente a tutti coloro che lavorano all’interno della Fondazione, a coloro che al di fuori credono in noi nonostante tutto, ma lo dobbiamo alle Istituzioni, in primis al Comune di Viareggio che ha saputo darci quegli incoraggiamenti che ci hanno permesso, se non di uscire dal tunnel delle pendenze che ci stava soffocando, almeno di vedere un’uscita. Centellinando le spese e ottimizzando i costi abbiamo cercato e cercheremo di restituire alla Fondazione in tempi rapidi una sicurezza ed una credibilità che gli è indispensabile per fare bene il suo lavoro che la porta a contatto con professionisti del mondo della musica e dello spettacolo, con imprese, verso i quali deve poter dialogare senza timori legati alle disponibilità finanziarie. Permettetemi di dire – ha aggiunto a conclusione del suo intervento – anche se a dirlo dovranno essere il Presidente e il direttore artistico, che sono orgoglioso del cartellone che siamo stati in grado di presentare con le incertezze che abbiamo avuto che, in alcuni momenti, ci suggerivano di cancellare questa edizione. Sono certo che il pubblico apprezzerà il nostro lavoro e che il prossimo anno avremo condizioni migliori per realizzare una edizione ancora più bella”.

“È stata certamente una delle edizioni più difficili da quando sono al Festival – ha sottolineato il Presidente Alberto Veronesi – nella quale, però, ho avuto modo di apprezzare il valore delle risorse umane della Fondazione, la loro capacità di impegnarsi e di dare il massimo anche nelle condizioni più difficili; è stato anche utile per testare la nostra capacità di coinvolgimento delle star nazionali ed internazionali anche in mancanza di risorse finanziarie adeguate, scoprendo con piacere che il Festival Puccini è ancora un evento amato dai nostri cantanti, dai direttori d’orchestra, dai registi e dagli scenografi. In ultimo, è stata l’occasione per valorizzare quell’immenso patrimonio di scenografie nate dall’ingegno di grandi del mondo dello spettacolo che meritava riproporre, affidandole a mani sicure di registi la cui sensibilità avrebbe fatto sì che tornassero a nuova vita.

Il 62° Festival Puccini è nato così, all’insegna del dubbio, della paura, dell’incertezza ma via via ha preso forza e si è arricchito di nomi prestigiosi ma anche di giovani, molti dei quali provenienti dalla nostra Accademia, alcuni dei quali hanno già preso la strada dei grandi teatri mentre per altri è ancora il noviziato dei primi palcoscenici. Una scommessa stupenda quella dell’Accademia che deve essere potenziata e resa una sorta di Campus universitario per tutto l’anno. Esiste già un progetto a riguardo e attendiamo alcune indicazioni per attivare convenzioni e per fare questo nuovo grande passo che faccia sempre di più della Fondazione un luogo di formazione artistica di giovani di tutto il mondo.

Personalmente sono contento di questa edizione: non mi accontento, sono davvero contento. Abbiamo dato vita ad un cartellone articolato, originale, ricco di nomi prestigiosi e di novità, come la Turandot di Busoni di cui ricorre quest’anno il 150: un’opera che in Italia non era presente dal 1953.

Proviamo brevemente a descriverlo così da fornire ulteriori elementi a coloro che ancora non avessero prenotato il biglietto per farlo, almeno ad una delle nostre produzioni.

Sarà TOSCA a inaugurare la stagione, una Tosca potente e possente, con le scene che ricorderanno il grande Beppe de Tomaso recentemente scomparso ed una regia assolutamente inedita, quella del Maestro Enrico Vanzina, al suo debutto nella regia dell’opera.

«Giacomo Puccini è un mio idolo, sin dai tempi in cui studiavo pianoforte –  dichiara Vanzina – e Tosca è una delle opere che preferisco in senso assoluto. Teatro e spettacolo puro. Illuminati da una musica potente che ti trafigge il cuore. Impossibile per me non accettare. Sarà una Tosca della tradizione perché è talmente moderna che la tradizione in questo caso è la contemporaneità. È un’opera passionale, nella quale i personaggi sono meravigliosamente dipinti sia nel libretto che nella musica. Un’opera dove ogni personaggio è “altro” da quello che appare in prima battuta:  Tosca è una cantante famosa, una donna di mondo, ma è anche profondamente religiosa, una compagna fedele, una donna coraggiosa e determinata. Cavaradossi è un pittore ma anche un patriota ed una persona leale che crede nei valori dell’amicizia e dell’amore, un uomo coraggioso che sa mettere la propria vita in gioco per salvare quella di un altro. E anche Scarpia, forse, ha una doppia personalità: cattivo suo malgrado, o forse, diventato cattivo perché solo. Ovviamente l’occhio cinematografico guarda questi particolari e cerca per ognuno dei personaggi di questo dramma, quella parte “preziosa” da mettere in luce, quella che da il senso della loro presenza in scena, perché Puccini non utilizzava mai inutilmente i suoi personaggi, nemmeno quelli che sembrerebbero comparse… Per ultimo, concedetemi, dopo una lettura assolutamente filologica dell’opera, una “trasgressione” nel finale che credo necessaria per dare a Tosca il giusto valore»

Ad inaugurare questa Tosca torrelaghese, una graditissima presenza, oggi una delle maggiori tosche mondiali, Hui He, che noi abbiamo avuto il piacere di far debuttare sul nostro palcoscenico nel 2003 in una  Madama Butterfly che è stata registrata in un film-documentario dal titolo Madame Butterfly, curato dalla regista francese Marie Blanc Hermeline e distribuito nei canali satellitari francesi. Accanto a lei, Jorge de Leon, già Calaf al 60° festival Puccini, una voce davvero considerevole nel panorama internazionale. Per Scarpia un altro grande nome come quello di Lucio Gallo, già grande Scarpia al 52°Festival Puccini, elegante e affascinante, che ha saputo creare uno Scarpia insinuante e fascinoso che in alcuni momento sembra conquistare anche Tosca.

Altrettanto tradizionali i costumi provenienti dalla prestigiosa collezione della Fondazione Cerratelli, curati da Diego Fiorini e Floridia Benedettini. Firma il disegno luci Valerio Alfieri.

Dopo la prima, sarà la grande Dimitra Theodossiu a sostituire Hui He, Alessandro Goldoni Jorge de Leon e Carlo Guelfi Lucio Gallo. Io stesso lascerò al Maestro Lorenzo Castriota Skanderbeg la direzione dell’opera dopo la prima del 15 luglio.

Dal cinema di Vanzina a quello di Scola per quella BOHEME che è stata, due anni fa, il suo ultimo lavoro di regista a fianco del nipote Marco, allora suo assistente. Torna quest’anno proprio con la regia del nipote come omaggio a quel grande artista che è stato Ettore Scola. Ci tenevamo a riproporre quell’allestimento che “racconta” con una modalità cinematografica di quei quattro ragazzi così simili ai nostri studenti universitari che scoprono, quasi per caso, la morte e il distacco definitivo da un mondo di sogni e di illusioni.

«Quando abbiamo affrontato quest’opera, – ci ha detto Marco Scola di Mambro – ci siamo domandati come avremmo potuto rendere attuale questa storia che appariva “datata”; man mano che scorrevamo il libretto e la musica prendeva posto dentro di noi, ci rendevamo conto che nulla doveva essere fatto oltre quello che già c’era: Puccini aveva considerato ogni cosa e quei giovani erano, in fondo, gli stessi che oggi frequentano da studenti le grandi città; ognuno di loro un sogno, ognuno di loro una speranza. Il nuovo secolo li avrebbe visti adulti, alcuni di loro realizzati, altri no ma quel tempo “spensierato” della gioventù sarebbe stato l’incubatore del loro futuro nel quale ogni cosa sembrava possibile. Per questo la morte giunge incomprensibile e atroce nella sua definitività, per questo lascia un’ombra inquietante nei loro cuori.

Lavorare con Ettore è stata una esperienza importante: con la mia presenza quest’anno al festival vorrei dare testimonianza di ciò che mi ha lasciato offrendo a nuovi spettatori la possibilità di rivivere ciò che lui ha regalato al suo pubblico. Spero di esserne all’altezza»

Anche per Boheme una presenza incredibile, quella di Fiorenza Cedolins per la prima volta al Festival Puccini; accanto a lei un altro nome che si è ormai affermato in Italia e nel mondo, Leonardo Caimi, Pinkerton ma non solo nelle precedenti edizioni del Festival. Dall’Accademia, con brillanti risultati ed una interpretazione di Suor Angelica nel trittico del 2015, Daniela Cappiello sarà Musetta, mentre a Francesco Verna il ruolo di Marcello. Raffaele Raffio sarà Schaunard, Davide Mura Colline. La bacchetta che guiderà l’Orchestra del festival sarà quella del M° Fabio Mastrangelo che, nella recita del 22 luglio, avrà nel giovane e brillante Jacopo Sipari di Pescasseroli il sostituto.

Silvana Froli sostiturà la Cedolins nella recita del 5 agosto, dove la parte di Rodolfo sarà affidata al giovane Amadi Lagha, una voce da tenere in considerazione, e quella di Marcello a Sun Lee.

TURANDOT sarà il terzo titolo in cartellone: la bellissima incompiuta giunge al suo 90° compleanno e riteniamo di omaggiarla degnamente riproponendo l’allestimento che porta la firma di Ezio Frigerio per le scene e Franca Squarciapino (Oscar nel 1991 per i costumi del film Cyrano de Bergerac) per i costumi.

A raccontarci quest’opera, un regista che ha fatto molto parlare di sé, Enrico Stinchelli.

«I miei “guai” con la lirica sono cominciati quando nel 1988, ventiquattrenne, mi sono trovato a fare da assistente a Comencini che doveva fare un film su Boheme.  – esordisce con il suo tocco ironico Enrico Stinchelli – Le sue prime parole mi hanno gelato il sangue: “Non so una parola del libretto, non conosco la musica e detesto l’opera lirica”. il film credo dimostri come il grande Comencini si sia affezionato non solo a quest’opera ma al mondo del melodramma. Ciò che volevo dire, al di là di ringraziare coloro che hanno deciso di affidarmi la regia di quest’opera, è che dentro il libretto e più ancora dentro la musica c’è tutto ciò che occorre per raccontare bene un’opera. Turandot, poi, ha la caratteristica di essere un’incompiuta, quindi avvolta nel mistero di come davvero il compositore l’avrebbe voluta terminare. Certamente dopo la scena della morte di Liù, trovare un finale è davvero difficile. Quello solitamente proposto, da’ poco ragione alle scene precedenti, a meno che non si creda nei miracoli o nelle illuminazioni; del resto, fermarsi alla morte di Liù come giustamente fece Toscanini in occasione delle prima scaligera, è cosa impossibile. E allora? Allora ho riservato una sorpresa al pubblico del Festival Puccini che non anticiperò nemmeno sotto tortura: di certo, senza alterare ciò che la storia ci ha tramandato, dirò la mia su questa storia struggente, dolcissima e truculenta al contempo».

Per questa Turandot ho pensato ai giovani: una scommessa che meritava giocare visto l’alta professionalità che hanno dimostrato. La giovane slovena Rebeka Lakar, che dal 2010 ha lasciato la vocalità di mezzosoprano con il quale è entrata nel mondo della lirica per prendere quello, a lei più congeniale, di lirico spinto, sarà la Principessa Turandot (le si affiancherà nella recita del 12 agosto la  Tso Han-Ying); il Principe Calaf sarà invece il grandissimo Rudy Park, la cui voce ha conquistato ormai il pubblico del pucciniano e non solo (il 12 agosto sarà invece Amadi Lagha). A interpretare la dolcissima schiava Liù sarà Francesca Cappelletti (che nel 2014 entra nell’Accademia di alto perfezionamento di Torre del Lago Puccini dove debutta nel ruolo di Lauretta nel Gianni Schicchi a fianco del grande Alberto Mastromarino, ed è cover in Bohème nel ruolo di Mimi con la regia di Ettore Scola). Tre voci dell’Accademia anche per i tre ministri del regno, Ping Pang e Pong interpretati da Mauro Buda, Ugo Tarquini e Tiziano Barontini mentre a Marco Vinco spetterà il ruolo di Timur (in alternanza il 12 agosto con Davide Mura). Direttore d’orchestra il M° Jacopo Sipari di Pescasseroli.

In occasione del 150 anniversario delle relazioni tra Giappone e Italia ci è sembrato doveroso mettere in scena MADAMA BUTTERFLY in una delle produzioni più significative e certamente più “giapponesi”, quella che vede la firma per le scene del grande artista Kan Yasuda; regia di Vivien Hewitt, costumi di Regina Schrecker.

«È la tredicesima volta che questa deliziosa e significativa Butterfly sale su un palcoscenico; – ci dice la regista Vivien Hewitt con una evidente soddisfazione – ha attraversato gli oceani trovando sempre una rispondenza profonda con il pubblico; eppure la sua genesi raccontava ben altro. Ricordo che al termine di una prova,  molti anni fa, ero con un amico, grande amante dell’opera oltre che grande esperto e passando davanti ad alcune opere del Maestro Yasuda esposte per una sua mostra, il mio amico mi disse se non fosse il caso di dar vita ad una Butterfly davvero giapponese, magari proprio con le scene realizzate da Yasuda. Sul momento risposi in modo ironico “il pubblico ce le tira dietro quelle pietre”, ma poi la notte quasi insonne mi portò a considerazioni del tutto diverse ed incontrai il Maestro Yasuda che si dimostrò interessato alla proposta. Mancava ancora un tassello importante per questo “folle” progetto, i costumi. L’incontro non casuale con Regina Schrecker, presidente dell’associazione “Italia-Giappone”, ha dato vita ad un sodalizio dove l’intesa e l’empatia che si è venuta a creare ha dato vita a questo allestimento di cui vado particolarmente orgogliosa. La sua capacità di sfuggire dal didascalico per cercare l’essenza dei costumi, il loro valore simbolico il loro linguaggio fuori del tempo, unito all’essenzialità delle scene ognuna delle quali di inestimabile significato ha certamente raggiunto il cuore del pubblico indipendentemente dai casi che si sono succeduti».

Che dire del cast? Un cast di prim’ordine a partire da Cio Cio San interpretata dalla grande Donata D’Annunzio Lombardi, voce che il festival ben conosce ed ha apprezzato in molti ruoli. Accanto a lei, un Pinkerton di successo come Walter Fraccaro a cui si affiancherà, nella recita del 10 agosto un Simone di Giulio da ascoltare (ha debuttato al Festival Puccini in Tabarro); Suzuki sarà Ido Yashuko, una tra le più grandi voci di Suzuki attualmente al mondo, (il 10 agosto sarà sostituita da Antonella Carpenito), Sharpless Raffaele Raffio, Goro Tiziano Barontini. Alla direzione dell’Orchestra del Festival Eddi De Nadai.

Veniamo adesso all’ultima delle opere in cartellone che sarà presentata nell’Auditorium Enrico Caruso: si tratta della TURANDOT di Ferruccio Busoni che torna sulle scene italiane dopo oltre sessant’anni e che rende giustizia ad un compositore toscano ahimè tenuto, come tanti, troppo in ombra rispetto ai suoi reali meriti.

Per quest’opera, abbiamo pensato ad un regista che potesse cogliere il valore narrativo di quest’opera e la scelta è andata su Alessandro Golinelli, scrittore di successo (sue ultime produzioni, nel 2012 L’amore semplicemente, una storia di passione vissuta da due adolescenti nella Mauthausen del 1944; nel 2014 Una Rivoluzione, con il quale conquista il Premio Montale Fuori di Casa per la narrativa) ma anche regista televisivo, cinematografico e teatrale. A fianco a lui in questa bellissima avventura, Cordelia von den Stein che aveva realizzato, insieme al Maestro Cascella, quella incredibile  Turandot nel 2005.

«Amo la sfida, – ci dice Alessandro Golinelli – principalmente con me stesso, e questa opera, così lontana da quella di Puccini, mi è apparsa così fascinosa ed originale da indirmi ad accettare la quasi folle proposta che mi è stata fatta dalla Fondazione Festival Puccini che ringrazio per la fiducia accordatami. Sì, la Turandot di Busoni è davvero “un’altra storia” sia musicalmente che scenicamente: i personaggi si muovono da altre prospettive e le contaminazioni culturali che sono presenti sia nella partitura che nel libretto invitano ad una lettura di ampio respiro per rendere a pieno il climax che sottintende. Per dare un senso “logico” alla storia, ho ritenuto di allontanarla dalla Cina pucciniana per portarla nella Persia da dove proviene; in particolare, ho voluto ambientarla nel deserto, luogo senza confini dove ogni cosa è possibile, e mi sono permesso di aggiungere due “geni-maghi” ai personaggi per rafforzare quel senso del “doppio” che pervade l’intera opera. Sarà certamente una sorpresa per tutti: per chi non la conosce che scoprirà il fascino di quest’opera, e per chi la conosce che avrà modo di confrontarsi con la mia lettura, coerente e rispettosa del libretto, ma alla ricerca dei contenuti più profondi che credo di aver trovato. Un grazie sincero a Cordelia von den Stein con la quale ho condiviso questa fatica ed uno altrettanto grande a Beatrice Venezi, la cui direzione è davvero simile a quella che avrei dato io se avessi le sue capacità».

Alla Turandot di Busoni partecipano tutti i giovani: una scelta che vuol essere per loro incoraggiamento e sprone ad affrontare un’opera non di repertorio con curiosità, interesse, entusiasmo. Prima ci citare il cast, vorrei citare la bacchetta che guiderà l’Orchestra del Festival, Beatrice Venezi, classe 1990, lucchese. Allieva del M° Piero Bellugi per la Direzione d’orchestra, si è diplomata presso il Conservatorio “G. Verdi” di Milano con il massimo dei voti cum laude sotto la guida del M° Vittorio Parisi; specializzata nel repertorio contemporaneo, ha eseguito prime assolute di compositori italiani sia in qualità di pianista che di direttore d’orchestra. Una giovane che è molto di più di una promessa e che ama la musica e chi la suona con amore.

Veniamo al cast: Anna Maria Stella Pansini sarà, insieme a Cristina Martufi, Turandot; Ugo Tarquini e Michel Alfonsi, Calaf; Carlotta Vichi e Donatella De Caro, Adelma; Pietro Toscano e Davide Mura, Altoum. Barach sarà Raffaele Raffio, La Regina madre di Samarcanda Anna Russo, Truffaldino Vladimir Reutov, Pantalone Andrea del Conte e Iacopo Bianchini, Tartaglia Iacopo Bianchini e Franco Cerri, una cantante Lyudmila Chepurnaya.

Adesso non resta che attendere che, il 15 luglio, il Gran Teatro Giacomo Puccini riapra le porte al pubblico: saranno loro a valutare il nostro lavoro e ad applaudire gli interpreti che si succederanno sul palco da quel giorno fino al 13 agosto. Noi crediamo di aver fatto, nei limiti che ci sono stati consentiti, un buon lavoro e guardiamo con molti altri progetti ed un pizzico di ottimismo in più alla prossima stagione nella quale vorremmo continuare quanto abbiamo iniziato magari in compagnia di qualche star in più e di tanti giovani che la nostra Accademia preparerà per il debutto”.

 

Stefano Mecenate

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