PISA – TEATRO VERDI – UN MEFISTOFELE MEMORABILE CHIUDE LA STAGIONE 2015/16 DEL TEATRO DI PISA

mefistofelePhotocredit: Massimo D’Amato

Era attesissimo, non solo perché MEFISTOFELE mancava da Pisa dal 1972 ma perché è un’opera di difficile esecuzione e di non meno difficile messa in scena. La sfida che l’eclettico Enrico Stinchelli aveva accettato meritava la curiosità del pubblico che ha praticamente riempito le due recite di venerdì 18 e domenica 20 marzo.

Miglior chiusura di stagione non era pensabile per il teatro Verdi di Pisa che, anche quest’anno, ha sciorinato una serie di successi che hanno premiato il lavoro tenace e paziente del direttore artistico, Marcello Lippi.

Un lavoro iniziato anni addietro quando, raccogliendo una non facile eredità di questo teatro, ha saputo “seminare” con oculatezza, convincendo il pubblico della bontà delle sue scelte, conquistandone la fiducia e quindi proponendo opere famose ma anche “chicche” originali e opere in prima assoluta.

In ogni caso questo titolo era sotto gli occhi dei melomani dal momento della presentazione della stagione: in fondo lo aspettavano “al varco” convinti che l’impresa fosse davvero eccessiva per un teatro com’è quello di Pisa non certo con le disponibilità dei grandi sacrari della lirica.

E invece…. e invece questa produzione del Mefistofele realizzata con il Giglio di Lucca e il teatro Sociale di Rovigo, è stato un successo assoluto, un indiscutibile grande successo che ha coinvolto tutto il cast e gli organizzatori.

Eccellente il duplice lavoro di Stinchelli che in qualità di regista e di ideatore delle scene ha saputo creare una storia di grandissima suggestione, con pregevoli effetti scenici senza tuttavia scivolare mai nel pacchiano o nel trasgressivo. Un’ambientazione puntuale e coerente, un felicissimo mix di essenzialità e di spettacolarità (prologo e terzo atto sono esempi significativi di questo sapiente lavoro), un lavoro di scavo e di analisi dei personaggi, anche quelli minori, una ricerca dei significati “altri” di questa opera che, a differenza di quanto fatto da Gounod con Faust e da  Berlioz  con La Damnation de Faust, cerca di leggere la vicenda dalla parte di Mefistofele, ambizioso che decide di dannare il saggio Faust accompagnandolo in un declivio di perdizione per sfidare quel Dio che lo ha punito, nella notte dei tempi, quando la smisurata ambizione lo ha messo contro di lui. Un gioco perfido che si arresta di fronte al pentimento di Faust e dalla commiserazione celeste, ma che lascerà il dubbio se davvero si tratta di sconfitta o di “diversa vittoria” come ci dice Stinchelli « …e per  un attimo  sorge  in ognuno il terribile  dubbio: e se  il vero vincitore  fosse  proprio lui?»

Delle sue doti di regista avevamo già parlato, quelle di ideatore delle scene, poi ben realizzate da Biagio Fersini coadiuvato per il disegno luci da Michele della Mea  e da Videomaker MAV Mad About Video di Malta, sono emerse in pieno in questo lavoro dove il dettaglio è importante e dove con facilità si può scadere nel banale o nel sensazionalistico.

Un grandioso Prologo con 250 coristi ha sconvolto e commosso il pubblico: « Rappresentare il Paradiso e fare addirittura udire la voce di Dio non è cosa semplice: siamo costretti a porci un po’ troppe domande….chi è Dio, dov’è… Facendo leva sull’immaginazione e magari con l’aiuto di alcune buone letture, tra cui senz’altro Goethe ma ancor di più Dante, ho pensato a una fonte inesauribile di Luce e di energìa cromatica. Una scala che porta verso l’infinito, cristalli che coinvogliano come antenne le energie universali, la nascita del mondo riassunta nelle arcane melodie create dall’Autore, uomo colto e profondo esoterista. Un’atmosfera rarefatta che cela gli angeli e le falangi celesti, dove il Nulla e il Tutto si ritrovano assieme pensando che il microcosmo, il piccolo, contiene in sé il macrocosmo, l’immenso» ha detto nel corso di una intervista.

Ma quella spettacolarità che ha immediatamente catalizzato l’attenzione dei presenti, ha trovato altri momenti più intimi come il III atto, o onirici, come nel caso del IV atto (il Sabba classico), mantenendo un livello “alto” e sobrio che ha sorretto e non coperto la parte musicale.

Impegnativo il compito del direttore d’orchestra chiamato a gestire due orchestre (l’Orchestra della Toscana e parte dell’Orchestra Arché) oltre a quattro cori (il Coro Lirico Toscano, il Laboratorio lirico San Nicola, il Coro dell’Università di Pisa e i Pueri Cantores di San Nicola e Santa Lucia). Impresa perfettamente riuscita offrendo, della non facile partitura, una lettura degna di un grande spettacolo.

Come del resto, anche il cast si è dimostrato all’altezza di questo spettacolo: superba l’interpretazione di Mafistofele del basso Giacomo Prestia, praticamente perfetto sia dal punto di vista vocale che interpretativo, padrone della scena e della voce con la quale ha conquistato il pubblico.

Non da meno il tenore Antonello Palombi, una voce potente da tenore drammatico che ha saputo trovare anche, in un non facile equilibrio, quei toni lirici che gli hanno consentito di rappresentare bene le sfaccettature del personaggio, un Faust inquieto alla ricerca non già della eterna giovinezza, ma della conoscenza, di ciò che riempie lo spirito e rende l’uomo immortale.

Successo anche per Valeria Sepe che, pur non eccellendo in alcuni momenti, ha reso la drammaticità di Margherita offrendone una lettura originale e convincente.

Interessante la prova di Elisabetta Farris, una Elena di temperamento; positive quella di Sandra Buongrazi, Marta, e di Moon Jin Kim, Pantalis che hanno reso giustizia ai personaggi con interpretazioni pregevoli.

Il chiudersi della stagione lirica apre, di fatto, il nuovo capitolo di quel progetto iniziato lo scorso anno con DonGiovanniFestival “Una gigantesca follia”, che nel 2016 diventerà “Demoni e angeli – Il mito di Faust“.

Un progetto che vede, a fianco della direzione artistica del Teatro Verdi, quella dell’università di Pisa. Come ha anticipato la professoressa Maria Antonella Galanti, prorettore per i Rapporti con il territorio dell’Ateneo pisano: «Il tema scelto per questo secondo anno è quello del rapporto fra bene e male così come si pone nel nostro immaginario. La figura di Mefistofele vi è così radicata che la ritroviamo, spesso anche con questo stesso nome o con una sua derivazione, in tutte le dimensioni espressive compresa quella del fumetto».

Al Festival 2016 aderiscono, oltre all’Università, il Cineclub Arsenale, l’Assessorato alla Cultura del Comune di Pisa, la Scuola Normale Superiore di Pisa (che dedicherà tutta la sua stagione concertistica al mito di Faust), Palazzo Blu, Pisa Book Festival, l’Orchestra dell’Università di Pisa, il Coro dell’Università di Pisa, il Coro Polifonico di San Nicola, Servizio Diocesano Cultura e Università, l’Orchestra Arché e il Teatro del Giglio di Lucca.

 

Stefano Mecenate

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