Tra nuvole e fornelli: la tavola disegnata come collante sociale ed emotivo

Luca Fassina

 

Il cibo nei fumetti è molto più di un semplice sostentamento o di un elemento di contorno: è un linguaggio capace di evocare appartenenza, convivialità e memoria collettiva. Nel saggio “Tavole a tavola. Cibo e bevande nel mondo dei fumetti” (Oligo Editore), l’autore Luca Fassina esplora come la nona arte abbia trasformato la gastronomia in un veicolo di empatia, satira sociale e narrazione pedagogica. Dai banchetti di Asterix alle tavole della tradizione italiana fino alle ricette d’autore, questa intervista approfondisce il valore del cibo come specchio e ponte culturale tra finzione e realtà.

Il cibo come collante sociale ed emotivo: Nel tuo libro mostri come il cibo nei fumetti sia quasi sempre un veicolo di empatia, convivialità e appartenenza, più che un semplice atto biologico. Dal banchetto finale degli irriducibili Galli di Asterix alle grandi tavolate raccontate da artisti e chef a FoodMetti, in che modo la tavola disegnata riesce a trasmettere quel senso di casa, radici e comunità?

Il fumetto e la cucina condividono un linguaggio artistico e creativo universale. Già in uno dei primissimi antenati della letteratura per immagini, Histoire de Monsieur Crépin di Rodolphe Töppfer (1837), la storia si conclude con un pranzo di famiglia e un brindisi che sanciscono la serenità ritrovata dopo una serie di vicissitudini. In tempi più recenti, le visite alla fattoria di Nonna Papera o il banchetto finale delle avventure di Asterix sono un modo di creare unione attraverso qualcosa che tutti riconosciamo. Addirittura, il governo Giapponese premia economicamente quegli artisti che si fanno portavoce all’estero delle tradizioni culinarie nazionali.

 

Umorismo e narrazione della fame: Un capitolo significativo analizza personaggi come Palla dei 3P, Poldo Sbaffini, Alan Ford e persino le tavole di Jacovitti legate ai ricordi del dopoguerra. Perché l’arte del fumetto ha scelto così spesso l’ironia e la satira per esorcizzare la scarsità di cibo e trasformarla in un linguaggio comico universale?

Sdrammatizzare i propri problemi aiuta a viverli meglio. L’eccesso di cibo può diventare così una rivalsa immaginaria contro la miseria reale. Nelle storie del Gruppo T.N.T. la fame perenne è un importante motore comico, così come accade in Cico per Zagor o Poldo di Braccio di Ferro che incarna l’opportunista perennemente al verde dalla parlantina sofisticata e truffaldina. L’esagerazione visiva — dalle torri alimentari dei panini notturni di Dagwood Bumstead fino ai soldati delle Sturmtruppen di Bonvi che affrontano Il rancio malefiken— permette un effetto slapstick che fa ridere delle difficoltà materiali.

 

 Le radici del cibo nella cultura popolare italiana: Dedichi un’ampia sezione alle “Tavole di casa nostra” (da Jacovitti a Bonvi, fino a Zerocalcare e Giorgio Giusfredi). Quali sono i tratti distintivi con cui i maestri italiani hanno raccontato la passione per la buona cucina rispetto alla tradizione americana o orientale?

Gli autori italiani, ed europei in genere, hanno una cultura del cibo che permette loro di calare i propri personaggi in una dimensione più umana. Nella tradizione americana il cibo è spesso legato alla produzione di massa, al consumo veloce o comico mentre in Oriente, oltre a possedere un valore altamente estetico, si accompagna a un rituale quasi sacro.

 

Pedagogia e racconto per i più giovani: Nel testo citi esperimenti di educazione alimentare ed eroi che usano il cibo per dare messaggi ai più piccoli (come Popeye con gli spinaci o il progetto Cavolo che fico di Tomei e Sio). In che modo il fumetto può diventare uno strumento formativo per trasmettere il valore del cibo genuino alle nuove generazioni?

Braccio di Ferro voleva – e ci è riuscito – far aumentare il consumo di verdura tra i più piccoli negli anni ’30; storie come Qui, Quo, Qua e le prelibatezze a km 3000 affrontano argomenti complessi quali la filiera corta, l’importanza dei prodotti locali e il contrasto alla speculazione alimentare industriale. Come sottolinea lo chef Tomei, il fumetto è un linguaggio trasversale e privo di barriere di classe o di età. Essendo visivo e narrativo, riescie a far passare concetti nutrizionali o etici in una forma di immediata comprensione e forte presa emotiva per le nuove generazioni.

 

 La cucina di casa tra realtà e finzione: Tra le tante ricette del saggio – che vanno dal Dagwood Sandwich ai piatti tradizionali liguri del ristorante U Giancu – come hai selezionato i piatti da inserire per far riflettere il lettore sull’equilibrio tra cultura gastronomica reale e citazione fumettistica?

Non mi spingerei così in là: le ricette sono un contrappunto che inserisco nei miei libri su cibo e cultura pop. Il Cinghiale che non ride prende spunto dalle battute ironiche di Obelix sui Britanni che lo rovinano bollendolo nella salsa alla menta; altre come la Broda di Strega di Gea o le citazioni sui rimedi surreali del Manuale di Nonna Papera evidenziano la dimensione ludica, fantastica ed esagerata della narrazione a fumetti. Ma sono tutte da provare.

 

Elisa Cutullè

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