Evoluzione e crisi del patriarcato: la figura del padre nel cinema italiano

L'immagine mostra una scena all'aperto ambientata in un campo verde punteggiato da papaveri rossi brillanti.

Al centro della composizione, vista di spalle, c'è la figura di un uomo che indossa una maglietta gialla a maniche corte e pantaloni scuri. Tiene in braccio due bambine piccole, una per ciascun lato:

La bambina a sinistra indossa una maglia azzurro-verde, leggings fucsia con decorazioni floreali e scarpe rosa.

La bambina a destra indossa una maglia a righe rosa, viola e grigie, leggings viola chiaro con motivi a forma di gufo e scarpe rosa.

Poco più avanti sulla destra, leggermente sfocato in secondo piano, un terzo bambino con una maglia blu cammina o corre attraverso il campo.

Sullo sfondo si notano due alberi con tronco chiaro (simili a betulle) contro un cielo leggermente nuvoloso. L'atmosfera generale è serena e naturale, incentrata sui concetti di famiglia, paternità e vita all'aria aperta.

 

In occasione della 49ª edizione del Festival del Cinema Italiano di Villerupt, la rassegna presenta una densa retrospettiva tematica intitolata “Mon père, ce héros…?”. Attraverso un percorso di 16 opere realizzate dal 1948 a oggi, il festival traccia un itinerario analitico e critico attorno alla figura paterna: da perno autoritario e normativo dell’Italia del dopoguerra a soggetto vulnerabile, spodestato e in costante rinegoziazione nell’epoca contemporanea.

Un percorso di critica cinematografica: dalle ceneri dell’autorità alla ricerca di senso

  1. Il Dopoguerra e la crisi morale: la caduta dell’archetipo

Nel secondo dopoguerra, il neorealismo registra la prima frattura dell’autorità patriarcale. La crisi economica scardina la funzione di sostentamento e guida morale tradizionalmente attribuita al capofamiglia.

  • Ladri di biciclette (Vittorio De Sica, 1948): La dignità di Antonio Ricci e il suo ruolo pedagogico verso il piccolo Bruno crollano di fronte alla disoccupazione. La demitizzazione della figura paterna culmina nello svelamento finale: il padre non è più un eroe incrollabile, ma un uomo fallibile esposto alla disperazione della massa.
  1. Il declino comico e la contestazione del “Padre Padrone”

Tra gli anni ’60 e ’70, il cinema italiano documenta la disgregazione delle strutture sociali arcaiche sotto la spinta della modernizzazione, dei movimenti studenteschi e del femminismo.

  • Il giovedì (Dino Risi, 1964): Con i toni amari della commedia all’italiana, Risi tratteggia un padre immaturo e disoccupato che tenta goffamente di costruire una facciata di successo agli occhi del figlio, rivelando l’inadeguatezza del maschio borghese di fronte ai tempi che cambiano.
  • Brutti, sporchi e cattivi (Ettore Scola, 1976): Scola demolisce la sacralità della famiglia tradizionale inscenando Giacinto Mazzatella, un patriarca tirannico e cupido che domina una baraccopoli romana in un clima di grottesca sopraffazione reciproca.
  • Padre Padrone (Paolo e Vittorio Taviani, 1977): I fratelli Taviani portano all’estremo la rottura generazionale portando sullo schermo la violenza dell’autorità agro-pastorale sarda. Il riscatto culturale di Gavino diventa l’atto formale di emancipazione dal dogma patriarcale.
  1. La transizione degli anni ’80 e ’90: la mediazione affettiva e il rifugio nella finzione

Rientrata la spinta della contestazione politica, il cinema degli anni ’80 e ’90 sposta il focus dall’autorità alla sfera dell’affettività, della memoria e della protezione.

  • Nuovo Cinema Paradiso (Giuseppe Tornatore, 1988): L’assenza del padre biologico viene colmata dalla figura vicariale e simbolica di Alfredo, il quale trasmette la passione cinematografica come eredità ed esortazione alla libertà.
  • Stanno tutti bene (Giuseppe Tornatore, 1990): Il viaggio dell’anziano Matteo Scuro alla ricerca dei figli diventa una parabola sull’incapacità dei padri di accettare le imperfezioni e i fallimenti della prole.
  • La vita è bella (Roberto Benigni, 1997): La paternità si fa atto tragico e poetico: Guido trasforma l’orrore del campo di concentramento in un gioco, proteggendo la psiche del figlio a costo del proprio sacrificio.
  1. XXI Secolo: vulnerabilità, assenza e rinegoziazione

Nel nuovo millennio, il patriarcato perde ogni velleità normativa: la figura paterna si scopre fragile, incompleta e costretta a ridefinirsi fuori dai ruoli tradizionali.

  • La stanza del figlio (Nanni Moretti, 2001): Il lutto improvviso spezza l’illusione del padre-psicanalista di poter controllare le dinamiche familiari, mettendolo a nudo nella sua impotenza dolorosa.
  • Le chiavi di casa (Gianni Amelio, 2004): Amelio esplora il tema della paternità rimossa e faticosamente riconquistata di fronte alla disabilità del figlio.
  • La nostra vita (Daniele Luchetti, 2010): Un padre vedovo cerca di compensare il vuoto affettivo con un’ossessiva corsa al benessere materiale, confondendo il sostentamento economico con la presenza genitoriale.
  • È stato il figlio (Daniele Ciprì, 2012): Un’amara satira sulla degenerazione dei valori familiari travolti dal cinismo e dal mito del guadagno.
  • Odio l’estate (Massimo Venier, 2020): La commedia rilegge le fragilità e le insicurezze di tre padri contemporanei che trovano nella condivisione e nel confronto la chiave per ricucire i rapporti con i propri figli.
  • Nata per te (Fabio Mollo, 2023): La paternità travalica i confini della famiglia eteronormativa, raccontando la battaglia legale ed esistenziale di un uomo single ed omosessual per adottare una bambina con disabilità.
  • Prima la vita / Il tempo che ci vuole (Francesca Comencini, 2024): Un’opera intima sul rapporto tra Luigi Comencini e la figlia, dove la figura paterna si spoglia di ogni ingombrante ruolo di maestro per farsi compagno di vita e di cura.
  • Una figlia (Ivano De Matteo, 2024): L’analisi delle incomprensioni e delle tensioni affettive all’interno delle nuove configurazioni familiari.

I 16 film della retrospettiva tematica:

  1. Ladri di biciclette (Vittorio De Sica, 1948)
  2. Il giovedì (Dino Risi, 1964)
  3. Brutti, sporchi e cattivi (Ettore Scola, 1976)
  4. Padre Padrone (Paolo e Vittorio Taviani, 1977)
  5. Nuovo Cinema Paradiso (Giuseppe Tornatore, 1988)
  6. Stanno tutti bene (Giuseppe Tornatore, 1990)
  7. La vita è bella (Roberto Benigni, 1997)
  8. La stanza del figlio (Nanni Moretti, 2001)
  9. Le chiavi di casa (Gianni Amelio, 2004)
  10. La nostra vita (Daniele Luchetti, 2010)
  11. È stato il figlio (Daniele Ciprì, 2012)
  12. Odio l’estate (Massimo Venier, 2020)
  13. Nata per te (Fabio Mollo, 2023)
  14. Prima la vita / Il tempo che ci vuole (Francesca Comencini, 2024)
  15. Una figlia (Ivano De Matteo, 2024)
  16. Mon père va me tuer (Daniele Ciprì, 2012 / variante titolo per il mercato estero)

 

Elisa Cutullè

Foto di Juliane Liebermann su Unsplash

 

Comments are closed.