
Carl Lumholtz è un trentenne di Lillehammer senza prospettive laureato in teologia, ma è bravo a sparare agli animali e impagliarli, e ha qualche contatto con i musei. È per questo che parte per l’Australia nel 1880, con l’intento di catturare e mandare in Norvegia quanta più fauna imbalsamata possibile. Così inizia la sua carriera di esploratore, che lo renderà famoso in tutto il mondo e un eroe in patria, protagonista di una vita che «somiglia a un romanzo d’avventura per ragazzi»: quattro anni in Australia, quasi due decenni tra Stati Uniti e Messico, due esplorazioni nel Borneo. Ma in viaggio Lumholtz si scopre etnografo, pioniere dell’«osservazione partecipante», e nonostante il retaggio eurocentrico e i rudimenti da frenologo scrive libri preziosi sulle esperienze tra le popolazioni native: gli aborigeni del Queensland, i rarámuri e i wixárika del Messico, i dayak del Borneo. Cosa resta oggi di quel mondo?
Morten A. STRØKSNES
Scrittore, storico, giornalista e fotografo, dopo gli studi a Oslo e a Cambridge ha firmato articoli, saggi e contributi critici per le principali testate norvegesi. Autore di reportage letterari, ha raggiunto il successo internazionale con Il libro del mare (Iperborea 2017), che gli è valso in patria il Premio Brage e il Premio della Critica ed è diventato un caso editoriale pubblicato in più di venti paesi.
