
Da una delle grandi autrici della letteratura svedese ed europea, una raccolta poetica in cui inquietudine e ricerca interiore si tramutano in arte.
Conosciuta in tutto il mondo per le visioni distopiche di Kallocaina, Karin Boye è anche tra le poete più amate del Novecento scandinavo. Mossa da inquietudini profonde e da interessi molteplici, ha dato dignità di grande arte ai suoi turbamenti privati, politici e spirituali, unendo le energie della passione alla disciplina della riflessione. Ad attraversare i versi di questa raccolta, e a legarli a tutta la sua opera, è un «desiderio di sentirsi parte di un tutto», come scrive Fulvio Ferrari nella Postfazione, un’aspirazione a un’armonia superiore capace di ricomporre la frammentazione incoerente del vissuto. Boye l’ha cercata sia nella società e nei sistemi politici, passando dal comunismo al rifiuto dello stalinismo, sia nelle religioni, prima nel buddhismo e poi nel cristianesimo, per approdare infine a una religiosità che da una parte si espande accogliendo le oscure complessità dell’inconscio e dall’altra si chiude per estromettere i dogmi.
Karin BOYE
Nata nel 1900 a Göteborg, è una delle grandi voci della poesia svedese. Il dissidio mai risolto tra impegno sociale e politico, tra una ferrea esigenza di coerenza e di ricerca di verità e un desiderio di appagamento e di abbandono agli istinti naturali la porterà a cercare la morte, solitaria, nella natura, il 23 aprile del 1941.
TRADUZIONE DI: Fulvio Ferrari
POSTFAZIONE DI: Fulvio Ferrari
PP. 112
NAZIONE: Svezia
COLLANA: Gli Iperborei
NUMERO DI COLLANA: 407
ISBN: 9791281724457
PREZZO DI COPERTINA: € 16,00
