Una camera tutta d’ambra

La copertina del libro intitolato "Una camera tutta d'ambra" segue la linea grafica della casa editrice Bibliotheka, caratterizzata da un'estetica pulita e geometrica:

Design e Colori
Sfondo: La copertina ha una base bianca con un ampio rettangolo centrale di colore giallo ocra (o ambra), che richiama direttamente il titolo dell'opera.

Struttura: Le informazioni sono organizzate in riquadri definiti da sottili linee arancioni.

Elementi Testuali
Autore: Sopra il titolo è riportato il nome Vittorio Orsenigo in nero.

Titolo: Il titolo "Una camera tutta d'ambra" è scritto in un carattere graziato di colore giallo/ambra.

Contributi: Sotto il titolo è indicata la presenza della "Prefazione di Sergio Romano", scritta in corsivo nero.

Editore e Genere:

In basso a sinistra compare il logo e il nome di Bibliotheka.

In basso a destra è specificato che si tratta di un ROMANZO.

L'insieme comunica un senso di ordine e sobrietà, tipico di una collana letteraria curata.

 

“Centoventi casse di ferro: i numeri appaiono chiari al centro di un drappo pesante fatto con il buon velluto del buio”. In quelle casse c’è la celebre Camera d’ambra, che nel 1941 fu smontata dai nazisti dal palazzo di Leningrado in cui si trovava e trasportata dalla Russia a Königsberg, nella Prussia Orientale. La vicenda viene ricostruita intrecciando e alternando arte e guerra, meraviglia e orrore nel romanzo di Vittorio Orsenigo Una camera tutta d’ambra con una prefazione dell’ambasciatore Sergio Romano. A differenza della maggior parte dei tesori trafugati durante la seconda guerra mondiale, la Camera d’ambra aveva per il regime di Hitler un alto valore simbolico. Era stata concepita da un architetto tedesco per un re di Prussia, creata da artigiani locali e apparteneva quindi alla categoria delle opere che la Germania riteneva di dover recuperare e custodire nel cuore del Reich.

Vittorio Orsenigo (Milano, 1926-2025), regista e scrittore, si avvicina al panorama artistico milanese dell’immediato dopoguerra. Seguendo l’invito di Elio Vittorini, cura un ciclo di letture alla Casa della cultura di Milano presentando una selezione di testi teatrali di Christopher Isherwood, Bertold Brecht e Wystan Hugh Auden, allora poco noti in Italia. Nel 1950 esordisce come regista al Piccolo Teatro di Milano, grazie al direttore Paolo Grassi, con Ubu Roi di Jarry e Le Mammelle di Tiresia di Apollinaire. Ha pubblicato, tra gli altri, con Greco&Greco, Sellerio e Archinto.

 

Prefazione Sergio Romano

184 pagine, 16 euro

Bibliotheka

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