Recensione – Cordofonie di Pace di Ugo Gangheri feat. Ernesto Nobili

La copertina presenta uno sfondo vivido e uniforme di color magenta/rosso intenso, che domina l'intera immagine.

Al centro, si staglia una figura stilizzata che unisce l'immagine di una forma umana femminile snella e allungata con quella di uno strumento musicale a corde (un cordofono), probabilmente un violino o un altro strumento ad arco, che ne costituisce la parte inferiore.

La Forma: Il corpo della figura è tracciato con linee nere spesse, con sottili striature interne che richiamano le venature del legno o le corde di uno strumento. La parte superiore si incurva elegantemente verso l'alto e leggermente a sinistra, con una forma che suggerisce una posa slanciata.

Lo Strumento: La parte inferiore della figura si trasforma nella cassa armonica e nel ponticello dello strumento a corde, di cui si intravede la forma essenziale (inclusa una parte della tastiera) nella tonalità nera e grigia. La fusione tra corpo e strumento crea un'immagine potente e armoniosa.

Testo
Il testo è posizionato a destra della figura, nella parte superiore, ed è scritto in caratteri sans-serif:

"Cordofonie di Pace" è il titolo, in rosso scuro o nero, con una dimensione maggiore.

"Ugo Gangheri" è il nome dell'artista principale.

"feat. Ernesto Nobili" indica la partecipazione dell'artista ospite.

Nel complesso, l'immagine è molto artistica, moderna e suggestiva, utilizzando il forte contrasto tra il magenta saturo e le linee nere per dare enfasi alla fusione tra la musica e la figura umana.

Cordofonie di Pace è un disco che nasce da una precisa scelta di poetica: mettere al centro la corda — quella tesa tra emozione e tecnica, tra tradizione e ricerca — come veicolo di dialogo e di riconciliazione. Il progetto di Ugo Gangheri, arricchito dalla presenza artistica e produttiva di Ernesto Nobili, si presenta come un viaggio sonoro mediterraneo, intimista e insieme avventuroso.

Fin dalle prime note emerge ciò che nel booklet viene evocato come un “fluire trascendentale dell’animo”: musica che si libera dall’ego e si apre a paesaggi interiori, come se ogni brano fosse una tappa di un viaggio di ritorno, portando indietro visioni raccolte nel silenzio

Le corde e il respiro del Mediterraneo

Il disco è costruito attorno a una trama fittissima di strumenti a corda: chitarre acustiche, classiche, elettriche, baritona, bouzouki, lira pontiaca, chindolino e chindolone. La moltitudine non è però ostentazione: al contrario, restituisce una varietà timbrica coerente, un mosaico di legni e armonici che racconta la sedimentazione culturale della nostra area geografica.

Le percussioni — dalla mano esperta di Carlo Di Gennaro e Massimo D’Avanzo — non accompagnano semplicemente: respirano. Sono il battito, il cuore pulsante evocato nelle parole di Corrado Rustici, che descrive perfettamente l’equilibrio tra calore mediterraneo e “innovazione progressiva” del progetto

Ospiti come colori

La ricca presenza di ospiti (duduk, bansuri, chalumeau, violini, kemenche…) aggiunge sfumature che spingono il disco oltre i confini mediterranei. Diventa una musica di incontri: tradizioni che si parlano, soffiano, vibrano, si sovrappongono.

Produzione e cura artigianale

La produzione di Ernesto Nobili è delicata e rispettosa: non intrude, scolpisce. Le registrazioni e il mix mostrano una cura quasi artigiana, fatta di ambienti reali e mani competenti (dal Kammermuzak allo studio Il Parco fino al mastering all’Esagono)

Il senso complessivo è di un’opera costruita con amore, come sottolineato dallo stesso Ugo nei ringraziamenti, dove affiora una dimensione profondamente personale e affettiva.

Conclusione

Cordofonie di Pace è un disco che non vuole stupire, ma avvicinare. È la testimonianza di un modo di fare musica che privilegia l’ascolto, l’intenzione, la relazione. Un album che riesce a essere allo stesso tempo intimo e universale: una piccola geografia emotiva tracciata con corde, fiati e mani che conoscono la bellezza della misura e dell’anima.

 

Elisa Cutullè

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