
Cordofonie di Pace è un disco che nasce da una precisa scelta di poetica: mettere al centro la corda — quella tesa tra emozione e tecnica, tra tradizione e ricerca — come veicolo di dialogo e di riconciliazione. Il progetto di Ugo Gangheri, arricchito dalla presenza artistica e produttiva di Ernesto Nobili, si presenta come un viaggio sonoro mediterraneo, intimista e insieme avventuroso.
Fin dalle prime note emerge ciò che nel booklet viene evocato come un “fluire trascendentale dell’animo”: musica che si libera dall’ego e si apre a paesaggi interiori, come se ogni brano fosse una tappa di un viaggio di ritorno, portando indietro visioni raccolte nel silenzio
Le corde e il respiro del Mediterraneo
Il disco è costruito attorno a una trama fittissima di strumenti a corda: chitarre acustiche, classiche, elettriche, baritona, bouzouki, lira pontiaca, chindolino e chindolone. La moltitudine non è però ostentazione: al contrario, restituisce una varietà timbrica coerente, un mosaico di legni e armonici che racconta la sedimentazione culturale della nostra area geografica.
Le percussioni — dalla mano esperta di Carlo Di Gennaro e Massimo D’Avanzo — non accompagnano semplicemente: respirano. Sono il battito, il cuore pulsante evocato nelle parole di Corrado Rustici, che descrive perfettamente l’equilibrio tra calore mediterraneo e “innovazione progressiva” del progetto
Ospiti come colori
La ricca presenza di ospiti (duduk, bansuri, chalumeau, violini, kemenche…) aggiunge sfumature che spingono il disco oltre i confini mediterranei. Diventa una musica di incontri: tradizioni che si parlano, soffiano, vibrano, si sovrappongono.
Produzione e cura artigianale
La produzione di Ernesto Nobili è delicata e rispettosa: non intrude, scolpisce. Le registrazioni e il mix mostrano una cura quasi artigiana, fatta di ambienti reali e mani competenti (dal Kammermuzak allo studio Il Parco fino al mastering all’Esagono)
Il senso complessivo è di un’opera costruita con amore, come sottolineato dallo stesso Ugo nei ringraziamenti, dove affiora una dimensione profondamente personale e affettiva.
Conclusione
Cordofonie di Pace è un disco che non vuole stupire, ma avvicinare. È la testimonianza di un modo di fare musica che privilegia l’ascolto, l’intenzione, la relazione. Un album che riesce a essere allo stesso tempo intimo e universale: una piccola geografia emotiva tracciata con corde, fiati e mani che conoscono la bellezza della misura e dell’anima.
Elisa Cutullè
