Dal successo travolgente di Ossessione all’ombra del silenzio: la parabola di un mito

La copertina ha un forte impatto visivo, dominato da una fotografia in bianco e nero in stile vintage, tipica della ritrattistica cinematografica degli anni '30 o '40. L'immagine evoca eleganza, nostalgia e il fascino del cinema classico italiano.

Elementi Visivi
Il Soggetto: Al centro campeggia un primo piano intenso di una donna (l'attrice Clara Calamai, come indicato nel testo). Il suo sguardo è rivolto verso destra, lontano dall'obiettivo, con un'espressione sognante o malinconica.

La Posa: La donna poggia delicatamente il viso sulla mano sinistra, una posa classica da divismo d'epoca.

Stile e Dettagli:

I capelli sono scuri, mossi e voluminosi ai lati.

Il trucco è marcato, con sopracciglia sottili ad arco (molto in voga in quel periodo), ciglia lunghe e rossetto scuro che risalta sulla pelle chiara.

Al polso indossa un vistoso bracciale a fascia larga, lavorato con texture metallica o pietre, che cattura l'attenzione.

Indossa un abito o una camicia a righe.

Elementi Testuali
Il testo è sovrapposto all'immagine utilizzando due colori principali per creare contrasto: il giallo e il bianco.

In alto a sinistra (Giallo): Il nome dell'autore, MAURIZIO ZACCARO.

In alto a destra (Bianco): Il titolo del libro, BELLISSIMA DEA, scritto in grassetto maiuscolo. Subito sotto, in caratteri più piccoli, il sottotitolo: STORIA DI CLARA CALAMAI.

In basso a destra (Giallo): Il logo e nome della casa editrice, VALLECCHI / narrativa.

Questa copertina suggerisce immediatamente che si tratta di una biografia dedicata a una grande icona del passato, promettendo di raccontare la storia di una diva ("Dea") del cinema.

Clara Calamai è stata il primo scandalo del cinema italiano. Bellissima, sensuale, altera come una diva francese, nel 1942 osò ciò che nessuna attrice aveva mai fatto prima: apparire a seno nudo ne La cena delle beffe, sca­tenando lo scandalo e la fascinazione di un intero Paese sotto dittatura. Un anno dopo, con Ossessione di Luchino Viscon­ti, rinunciò agli abiti eleganti e al trucco, prestando il volto e il corpo a Giovanna, la bottegaia frustrata che inaugurò il ne­orealismo. Da quel momento divenne il simbolo di una generazione: l’immagine che i soldati italiani portavano al fronte nel portafogli, la donna proibita che incarnava il desiderio e il peccato. Ma Clara Calamai non fu solo la diva con­turbante degli anni Quaranta. Fu anche una donna inquieta, fragile, piena di pas­sioni e paure, che scelse a un certo punto di abbandonare le luci del set per insegui­re affetti e normalità. Un ritiro improvviso che la rese ancora più leggendaria, come una Greta Garbo italiana. Poi, quando sembrava ormai dimenticata, la chiamata inattesa: Dario Argento la volle in Profon­do rosso, restituendole una nuova, inquie­tante immortalità. Bellissima dea è il romanzo di una diva che bruciò di scandalo e desiderio, e che pagò con il silenzio e l’ombra il prezzo della sua unicità.

 

Scrive l’Autore nella Postfazione: Ci sono voluti più di due anni per completare questo libro ma devo dire che sono stati ben spesi, alternando la scrittura alla ricerca delle fonti, alla visione dei suoi innumerevoli film, almeno quelli che ancora si trovano (altri purtroppo sono considerati perduti come “L’adultera” – 1946 – di Duilio Coletti , “Pietro Micca” – 1938 – di Aldo Vergano, o difficilmente reperibili come “Amanti senza amore” – 1948 – di Gianni Franciolini) e soprattutto agli incontri con chi Clara Calamai l’ha conosciuta e frequentata per motivi familiari o professionali. Ora che questa straordinaria macchina del tempo si è fermata e il lavoro è compiuto posso dire che Clara mi mancherà parecchio. Restano queste pagine, è vero, resta la sua voce sottile nella mia memoria, il suo sguardo “orientale”, la sua eleganza “francese” e infine restano le sue parole, a volte allegre, altre velate da una malinconia insanabile: “L’ho sempre presa sbagliata questa vita mia. Ho sempre pensato che non si può essere felici, con il padre e la madre che devono morire, con tutti questi animali che devono essere uccisi, con tutto questo dolore che si vede nel mondo.”

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