Perché l’Occidente odia la Russia di Hauke Ritz

La copertina presenta un design minimalista con testo in primo piano su uno sfondo che ricorda il ghiaccio crepato o la superficie di un lago ghiacciato, dominato da tonalità di azzurro e blu chiaro.

Sfondo: Lo sfondo è un'immagine o una texture di ghiaccio, lucida e frastagliata, con linee e crepe che conferiscono profondità e un senso di freddo. Il colore è un azzurro brillante e vibrante.

Titolo: Il titolo è scritto in caratteri sans-serif grandi e in grassetto, di colore bianco, ed è disposto su tre righe:

Perché

l'Occidente

odia la Russia

Autore: Il nome dell'autore, Hauke Ritz, è posizionato nella parte inferiore della copertina, anch'esso in caratteri grandi, bianchi e in grassetto.

Dettagli Aggiuntivi:

Al centro, sotto il titolo, c'è un testo in caratteri più piccoli, bianchi, che recita: Prefazione di Luciano Canfora.

Sul lato destro, in verticale, è riportato il nome dell'editore: Fazi Editore.

Nell'angolo sinistro è presente un piccolo logo circolare, probabilmente il marchio dell'editore.

Nel complesso, l'uso dello sfondo ghiacciato e del bianco per il testo suggerisce un tema di freddo, tensione e forse un'analisi tagliente della relazione menzionata nel titolo.

 

Perché l’Occidente teme e odia così tanto la Russia? Il filosofo tedesco Hauke Ritz parte da questa domanda cruciale per sviluppare un’acuta analisi del rapporto conflittuale tra l’Occidente – inteso come entità politico-militare dominata dagli Usa – e la Russia. Con uno sguardo multidisciplinare che intreccia storia, filosofia e geopolitica, Ritz ricostruisce le radici culturali e ideologiche di questo antagonismo secolare, denunciando l’impoverimento dell’Europa, ridotta a periferia strategica degli Stati Uniti. Dopo la fine della guerra fredda, il continente europeo ha infatti mancato l’occasione storica per emanciparsi, abbracciando invece l’egemonia unipolare americana e l’ostilità verso la Federazione Russa. Secondo l’autore, tale atteggiamento deriva dall’alterità irriducibile del mondo russo rispetto all’identità occidentale, oltre che dal trauma che la Rivoluzione d’ottobre e l’Unione Sovietica hanno rappresentato per le classi dirigenti euro-atlantiche. Un capitolo centrale è dedicato alla “guerra fredda culturale”, condotta dagli Stati Uniti per orientare idee e valori in Europa: un intervento sistematico che ha contribuito a plasmare l’identità europea contemporanea e a consolidarne la dipendenza da Washington. Ritz paragona la situazione attuale al conflitto Roma-Cartagine: l’Occidente non tollera la sopravvivenza di una civiltà concorrente. Mosca, vista non come partner ma come nemico esistenziale, diventa lo specchio rimosso della civiltà europea. Ne deriva una crisi profonda: culturale, geopolitica e civile. Contro questa deriva, l’autore immagina una rinascita: un’Europa capace di recuperare la propria identità storica e culturale, sottraendosi alla dipendenza dagli Stati Uniti, superando la lunga “guerra civile europea” iniziata nel 1914 e tornando a una relazione costruttiva e pacifica con la Russia. Solo così, sostiene Ritz, sarà possibile invertire il declino e riconquistare una piena sovranità politica ed economica.

Hauke Ritz, filosofo tedesco (Kiel, 1975), è noto per i suoi studi sulla geopolitica e sulla storia delle idee. Le sue ricerche si concentrano sul conflitto Est-Ovest e sulle relazioni tra Europa e Russia. Ha insegnato in diverse università, tra cui l’Università di Gießen e l’Università Statale di Mosca. Nel 2022 ha pubblicato, insieme a Ulrike Guérot, il libro Endspiel Europa. Con Guérot dirige il think tank European Democracy Lab.

Comments are closed.