La Piccola Accademia di Poesia (PAP) e il ialogo tra arti

La copertina è dominata da un colore arancione-salmone nella parte superiore, dove sono riportati i testi principali, e da una tonalità di viola-lilla nella parte inferiore, che funge da sfondo per l'illustrazione. Testo In alto, in caratteri bianchi semplici, c'è il nome dell'autrice: Elena Mearini. Sotto, in caratteri bianchi più grandi, si trova il titolo: ERI NEVE E TI SEI SCIOLTA. Più in basso, in caratteri bianchi più piccoli, è indicata la prefazione: Prefazione di Lello Voce. Illustrazione Al centro, e in gran parte nella sezione viola, c'è il muso stilizzato di un cane (forse uno Schnauzer o un Terrier) realizzato con una tecnica di collage geometrico e colori vivaci. Le forme sono angolari e i colori utilizzati includono diverse tonalità di blu scuro, azzurro, grigio, arancione e bianco. Il cane è posizionato su uno sfondo viola-lilla decorato con un motivo floreale e a pois. Si distinguono fiori stilizzati in arancione, giallo e viola, con foglie verdi. In basso a sinistra, quasi nascosto, appare il logo dell'editore Res Nudo su una superficie che ricorda della carta strappata o un appunto. L'aspetto generale è moderno, geometrico e utilizza una palette di colori accesa che crea un forte contrasto tra lo sfondo monocromatico superiore e l'illustrazione colorata inferiore.

 

Oltre l’attività autoriale, che l’ha vista candidata a importanti riconoscimenti letterari (tra cui il Premio Strega per tre volte) , Elena Mearini (Milano, 1978) è la fondatrice, direttrice e docente della Piccola Accademia di Poesia (PAP) a Milano, un progetto che mira a rimettere in circolo la parola in un dialogo costante con le altre arti. Non a caso, anche la sua ultima raccolta poetica, Eri neve e ti sei sciolta (Re Nudo, con prefazione di Lello Voce), pur nata dal dolore per la perdita della cagnolina Maya, si eleva a una riflessione sul linguaggio e sulla capacità di trasformare il dolore in poesia. Il volume, disponibile dal 25 novembre sul sito dell’editore (www.renudo.org), è un esempio di come la parola, attraverso la sua pratica e discussione, possa diventare un “bene rifugio”. In questa conversazione, esploriamo la visione che ha dato vita all’Accademia, il suo posizionamento nel panorama italiano e come la pratica dell’ascolto e dell’ospitalità influenzi sia la didattica che la sua stessa voce poetica.

Come fondatrice della Piccola Accademia di Poesia (PAP) a Milano, con quale visione o esigenza hai dato vita a questo progetto e come ritieni che la PAP si posizioni nel panorama poetico contemporaneo italiano?

La genesi della Piccola Accademia è figlia di due istanze. La prima è la passione per la parola che nutro già da bambina. La seconda è la necessità di mettere in circolo la parola, metterla in discussione, quasi alla prova. Anche per questo il metodo interdisciplinare di Accademia prevede l’incontro fra poesia ed altre arti, affinché la voce del poeta si possa arricchire delle voci vicine (filosofica, artistica, cinematografica, musicale). Questo dialogo è la pulsazione delle nostre attività. La poesia è rivoluzionaria nel momento in cui crea una comunità. Il nostro scopo, oltre a quello didattico, è costruire uno spazio autentico, un bene rifugio, dove ciò che unisce è la pratica dell’ascolto.

Ritieni che ci sia una carenza di preparazione o di consapevolezza critica nel mondo della poesia attuale, e in che modo la tua Accademia cerca di colmare questo divario?
Mi ripeto dicendo che la pratica dell’ascolto può di certo favorire il pensiero critico di cui è carente tutto il panorama culturale italiano.

La tua attività di poeta e la tua attività di fondatrice/insegnante alla PAP si influenzano reciprocamente? Se sì, in che modo la condivisione e l’analisi della poesia con gli studenti hanno plasmato la tua voce autoriale?
Più che la mia voce autoriale, il lavoro in Accademia dialoga con il mio modo di sentire e accogliere l’altro mettendo sempre più in primo piano il concetto di ospitalità, fare spazio all’altro, al Tu e ridimensionare l’Io. Ovviamente questo aspetto ricade anche sulla voce poetica.

Elisa Cutullè

 

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