Incontro con Margherita Colombo

Margherita Colombo

 

Lipsia è la patria di Bach e non si può certo fare a meno di notarlo andando in giro per la città, Altra cosa che si nota immediatamente è l’importanza che riveste l’arte e, nello specifico le produzioni teatrali. Ed è proprio all’Opera di Lipsia che abbiamo incontrato Margherita Colombo originaria di Meda , Korrepetitorin con obbligo di direzione di orchestra.

Se originaria della Lombardia, una regione “ricca” dal punto di vista economico e artistico. Cosa ti ha portato a trasferirti all’estero?

Facendo il lavoro di musicista, come il mio,  il viaggio è una caratteristica imprescindibile. Per citare la Tamaro, andare dove mi porta il cuore , “della musica” aggiungo io. Prima di arrivare in Germania ho fatto diverse esperienze all’estero (in Portogallo e in Svizzera) che mi hanno fatto capire che vorrei fare altre esperienze all’estero. Erano dei progetti a tempo determinato, perché nel frattempo, stavo lavorando al Teatro di Bergamo e mi stavo diplomando in Direttore di Orchestra al Conservatorio di Milano. In Svizzera ho diretto un’opera di Rossini mentre in Portogallo ho sostituito un Pianista dell’Opera di Lisbona. Entrambe le produzioni sono durate un mese e mi hanno confermato che volevo avere altre esperienze all’estero, interagire con altre culture. Penso che sia un’esperienza che tutti dovrebbero fare.

 

Come mai la scelta è caduta sulla Germania?

Mi sono così messa a spulciare  tutti i teatri in Europa per vedere quali facevano audizioni. Ho notato che la Germania avesse l’offerta più interessante e quindi mi sono trasferita.

 

Direttamente a Lipsia o prima c’è stata un’altra tappa?

In effetti Lipsia è la mia seconda “tappa”. Mi sono trasferita nel 2011 e la mia destinazione è stato un teatro piccolo. Volevo infatti, imparare bene la lingua e cercare di capire meglio come funziona l’ambiente del teatro in Germania. L’esperienza a Nordhausen, in Turingia mi ha davvero formata. Ci sono stata un anno finché l’anno scorso, dopo l’audizione come pianista, sono arrivata all’Opera di Lipsia.

 

Per te è difficile stare lontana dall’Italia?

Sì e no allo stesso tempo. Io ho trascorso 30 anni della mia vita nello stesso luogo, spostandomi solo occasionalmente. Certo è che è difficile allontanarsi dagli affetti di famiglia, però  il desiderio di spostarsi e scoprire altri universi culturali è stato più forte. L’idea di conoscere un’altra lingua mi intrigava parecchio e il tedesco era una lingua affascinante.

 

Sei partita per seguire l’amore per la musica. Ci puoi raccontare come è nato?

È nato perché in casa, pure non avendo genitori musicisti c’è stata sempre molta musica. Mio papà era appassionato di chitarra da autodidatta, mia madre lo seguiva cantando (ha una bellissima voce): così la sera, invece di guardare la televisione, spesso finivano a cantare insieme. Così, all’età di 9 anni, ho deciso che avrei voluto imparare  a suonare il pianoforte. La mia famiglia lo ha preso più che bene, visto che il giorno dopo mi sono trovata iscritta  scuola di musica e non ho più smesso.

 

Quanto tempo è passato prima che tu calcassi le scene?

Frequentando la scuola di musica alla fine di ogni anni abbiamo sempre fatto i nostri concerti pubblici. Così a 10 anni avevo dei pezzi più semplici mentre più passavano gli anni, più arricchivo il repertorio e la difficoltà dei pezzi. Ci sono stati, poi, concerti e concorsi, finché sono approdata al mondo dell’opera. Questo è un mondo completamente diverso, visto che non si tratta di carriera solistica bensì di un continuo lavoro con i cantanti. Non rimpiango nulla perché la mia è stata una scelta precisa. Il mondo dell’Opera l’ho scoperto, quasi per caso, mentre studiavo direzione d’orchestra al conservatorio. Iniziando a lavorare coi cantanti e con gli altri strumentisti e dirigendo, mi sono resa conto che non avevo più il desiderio di investire il mio tempo per dei pezzi solisti, bensì per lavorare assieme agli altri. È un ambiente più dinamico, fatto di migliaia di persone, mai noioso.

 

In che cosa consiste esattamente il tuo lavoro?

Praticamente io mi occupo della preparazione dei ruoli dei cantanti. I cantanti vengono da me per preparare i ruoli che canteranno all’Opera. Io sono la parte dell’orchestra e canto gli altri ruoli in modo che  i cantanti riescano ad avere un’idea complessiva di come si svolgerà l’opera. Inoltre mi occupo anche delle prove di scena,  quando si monta l’opera, pezzo per pezzo, in cui il pianista  si occupa di replicare la parte dell’orchestra e, in caso di assenza del direttore di orchestra lo devo sostituire. Ora ho sostituito anche “ufficialmente”  il Direttore in uno spettacolo serale. Il mio cosìddetto  battesimo di fuoco.

 

Cosa ti ha dato maggiori soddisfazioni finora?

Direi l’anno scorso in Germania il “Peter Grimes” di Britten, è stata un’opera che ho dovuto iniziare in brevissimo tempo dato che, quando ho iniziato a lavorare in teatro, ci stavano già lavorando e sarebbe dovuta andare in scena a breve. È un’opera bellissima con una parte per pianoforte che ricorda un’intera orchestra e che ti porta a suonare veramente tutto. È stata una sfida ma i risultati mi hanno davvero soddisfatta.

Qualcosa su tuoi prossimi progetti?

Trovandomi molto bene a Lipsia non ho in programma di andarmene, quindi sto già preparando il repertorio per l’anno prossimo. C’è una marea di Strauss e Wagner e dirigerò Pinocchio, scritta da un compositore italiano, ma tradotta in tedesco.

 

E un tuo sogno nel cassetto?

Sarò noiosa, forse, ma voglio diventare Direttrice d’Orchestra, sto facendo questo lavoro anche perché è una sorta di trampolino per il podio. Non ho preferenze per le scene da calcare. Non mi interessa il dove, ma mi interessano le persone. Finora sono sempre riuscita a trovare un’ottima intesa con tutti in tutti i posti in cui ho lavorato. L’importante per me è come lo si fa e con chi lo si fa.

 

 

 

Elisa Cutullè

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