Ma quale umanità?

 

Barbara Krzoska, Marcel Bausch, Anne Rieckhof.  Photo: ©Martin Kaufhold

 

Quando George Orwell, nel 1945, scrisse il suo romanzo “Animal Farm”, aveva creato un capolavoro satirico denso di tantissime allusioni ad eventi storici realmente accaduti. Non è certo, tuttavia, se Orwell, fosse altresì cosciente della, ahimè perenne attualità del testo.

A oltre 70 anni dalla pubblicazione la satura rimane, amaramente, attuale. È possibile distinguere tra uomini e animali e chi, tra loro, è quello in grado di sopravvivere, e perché. Cosa li contraddistingue? Cosa rende unici e diversi gli uomini dagli animali? Uno dei primi mantra del romanzo, ripetuto con attenzione dal gruppo delle pecore è che gli essere a quattro zampe sono buoni e gli essere a due zampe sono cattivi. La domanda però sorge ben presto: è il modo di camminare quello che contraddistingue bontà dal resto?  O ci sono altre caratteristiche distintive.

Krzyszstof Minkowski, nella sua trasposizione per la Sparte 4 del Saarländisches Staatstheater, ha deciso di eliminare elementi distintivi dei personaggi, accenni temporali presentando il racconto in un ambiente quasi asettico. L’idea è sottolineata anche dai costumi e dalla scenografia di Konrad Schaller. I tre attori in scena (Anne Rieckhof, Barbara Krzoska e Marcel Bausch), sono vestiti in completi di ufficio, grigi, impersonali (ricordano gli uomini gridi della Momo di Michael Ende) e, nella scena iniziale, svolgono, quasi a rallentatore, tediosi lavori di ufficio (fotocopie, classificazione e timbratura documenti). È come se il mondo fosse rimasto bloccato in una bolla temporale, che ne distorce i movimenti e il senso. Ma la lentezza è solo un *momento* passeggero, perché immediatamente incomincia il racconto della vita in fattoria ed i tre attori iniziano a raccontare la storia, cambiando, fluidamente e improvvisamente, tra il ruolo di narratore e diversi ruoli di animali.

Grande forza narrativa anche la musica (curata da Micha Kaplan) che sottolinea distensione, ribellione e disaumanità.

Chiudendo gli occhi, si potrebbe quasi immaginare di stare ascoltando un audiolibro con personaggi, tale è la maestria dei tre anche nell’imitare i versi degli animali. Poca cosa si potrebbe pensare, ma combinare versi degli animali e recitazione di testo non è da tutti. La fierezza di  Gondrano, il cavallo che si contraddistingue per la sua sicurezza sul lavoro o il menefreghismo di Beniamino che non vive, bensì vegeta, fino a che non ne ha le scatole piene e, per la prima volta in vita sua protesta. E che dire della vanitosa Molly, la cavallina che non vede l’ora di riavere i fiocchetti nella criniera e non ci pensa su due volte, a lasciare la fattoria e a tornare a servizio dell’uomo, pur di avere quello che desidera. Eccellente anche il maiale Napoleone, opportunista despota vanitoso che di spaccia per pensatore pratico ma, ammaliato da soli e alcool, continua a rinnegare i principi del decalogo degli animali, modificandoli e trasformandoli a proprio piacimento e beneficio. Alla fine, quando i maiali imparano a camminare su de zampe, la situazione diventa così surreale, da non permettere più di contraddistinguere maiali e uomini. Ormai sembrano una cosa sola, un’eguaglianza diseguagliata che lascia quell’amaro in bocca e la sensazione che prima le cose andavano meglio. O no? Gli animali della fattoria non se lo ricordano più ormai.

Due ore dedicate ad una delle questioni più importanti, per come sottolinea Harald Welzer, uno dei maggiori pensatori contemporanei: la libertà. Cos’è la libertà? In sé sarebbe l’assenza di obblighi, ma può esistere un’assenza di obblighi?  Cosa succederebbe se non vi fossero le istituzioni, le leggi della società, e le convenzioni sociali a regolare una struttura sociale? Sarebbe quella la vera libertà o si tenderebbe, come nella fattoria degli animali, a ricostruire, anche peggiorando, proprio quella strutturazione e serie di obblighi da cui si era proprio cercato di fuggire?

A fine serata rimane quell’amaro in bocca: ma l’uomo smetterà mai di fare gli stessi errori e cioè di ricadere sotto una tirannia, più o meno evidente, anelando alla vera democrazia?

Prossimi appuntamenti

Marzo 2018: 15, 16, 17, 21, 23

Aprile 2018: 7, 10,1 3, 17, 18, 20, 26, 28

 

 

Elisa Cutullè

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