Intervista a Roberto Gerilli e Giacomo Bernini

città senza eroi

Hanno pubblicato il romanzo “Città senza eroi” per Utet Libri. Li abbiamo incontrati per scoprire qualcosa in più.

 

  1. Città senza eroi: idea di delusione o constatazione di uno stato di fatto?

Roberto: Personalmente non amo gli eroi, quelli buoni fino al midollo che fanno sempre la scelta giusta. Personaggi come Frodo, Tanis, Luke Skywalker, Pegasus, Goku, Holly Hutton e via discorrendo non mi hanno mai preso. Preferisco i comprimari, quelli che se si sacrificano lo fanno solo perché costretti. Per cui diciamo che il titolo deriva da una scelta. Senza dimenticare che nella Città un eroe avrebbe vita breve.

Giacomo: L’idea da cui siamo partiti è questa: e se il destino del mondo, per una volta, fosse nelle mani di personaggi che non hanno la minima intenzione di fare la parte degli eroi? Cosa succederebbe?

 

  1. Come è nata l’idea di tipizzare i diversi personaggi?

Roberto: Ogni personaggio ha una genesi diversa. Si va da Medd Quattrocorde che è la trasposizione letteraria del mio personaggio di D&D (tanto per prolungare il cliché), a Duebì che abbiamo inventato durante una breve vacanza a Londra. Volevamo creare dei personaggi divertenti che fossero molto diversi da quelli del classico canone fantasy, per cui ci siamo sbizzarriti.

Giacomo: Abbiamo puntato molto sul narrare la storia attraverso punti di vista diversi. Per questo motivo i personaggi sono così distanti l’uno dall’altro, come tipologia. Credo sia molto intrigante che uno stesso evento possa essere considerato in modi completamente differenti dai diversi protagonisti.

 

  1. In che modo l’ambientazione fantasy dà valenza alla storia?

Roberto: La Città è in realtà la vera protagonista del romanzo. Un mondo che può essere luccicante e accogliente, ma anche inospitale e violento. Potrebbe sembrare un posto perfetto in cui vivere, ma in realtà è un luogo dove tutti cercano solo di sopravvivere. E lo fanno nei modi più stravaganti.

Giacomo: Il fantasy ci ha aiutato tantissimo nella caratterizzazione dei personaggi. Poter raccogliere dalla letteratura esistente i diversi tipi di personaggi fantasy, rimodellarli a nostro piacimento e reinventarli in ruoli originali nella Città, ci ha dato la possibilità di creare qualcosa che ricorda ciò che tutti gli amanti del genere conoscono, ma che è diverso da qualunque cosa sia già stata scritta.

 

  1. Quale è stato il personaggio più difficile da malleare?

Roberto: In realtà nella quasi totalità dei casi è stata la storia ad adattarsi ai personaggi e non viceversa. E in effetti non è stato semplice. Certi personaggi non possono essere domati, bisogna lasciarli liberi di agire e vedere cosa combinano. O almeno io la penso così, Giacomo non credo che sia d’accordo ahahah!

Giacomo: Sicuramente Hyde, per il semplice motivo che è il personaggio che è passato più volte dalle mie mani a quelle di Roberto, e viceversa. Quindi abbiamo dovuto fare massima attenzione nel modellare un personaggio verosimile e coerente, che non subisse troppo l’influenza di due creatori diversi. Ed è quello su cui, alla fine, si è dovuto lavorare di più, ma ci ha dato molte soddisfazioni.

 

  1. Quale invece quello che è nato per primo?

Roberto: Il mio primo personaggio è stato Hyb, che non a caso è anche il mio preferito.

Giacomo: Il già citato Hyde.

 

  1. Come possiamo immaginare il processo creativo a quattro mani?

Roberto: Io e Giacomo abbiamo dei modi molti diversi di pensare e creare le storie (lui è uno di quelli che fa le scalette, pensa un po’ ahah!), per cui in realtà nel momento della stesura non abbiamo lavorato insieme. Ci siamo divisi i capitoli e abbiamo scritto separatamente. Poi quando è arrivato il momento di far combaciare tutti i dettagli abbiamo lavorato insieme.

Giacomo: La struttura peculiare del romanzo ci ha favorito in questo senso. Per il resto mi associo a quello che ha scritto Roberto!

 

  1. A che pubblico è rivolto il racconto?

Roberto: Essendo sostanzialmente pulp, la storia non è adatta ai più piccoli. Diciamo dai quattordici anni in su. Per il resto penso che Città Senza Eroi sia un romanzo abbastanza trasversale. Può piacere agli amanti del fantasy, ma anche agli appassionati di thriller o più semplicemente a tutti quelli che vogliono passare qualche ora di leggerezza.

Giacomo: A chiunque voglia provare qualcosa di nuovo e di originale. L’ambientazione urban fantasy fa da sfondo a un romanzo che tocca tematiche importanti come l’integrazione, ma l’azione e il sarcasmo restano i tratti più caratteristici. Se vi piacciono i film di Tarantino, ve lo consiglio caldamente!

 

  1. Quale è stato il primo romanzo letto e di che genere era?

Roberto: Purtroppo non lo ricordo con esattezza. Facevo le elementari ed era uno dei classici per ragazzi, I ragazzi della via Pal o L’isola del tesoro. Qualunque sia stato, comunque, poi non ho più smesso.

Giacomo: Credo proprio che fosse L’isola del tesoro.

 

  1. Se poteste cambiare qualcosa in un libro fantasy già esistente, che libro scegliereste e cosa cambiereste?

Roberto: Sarò drastico. Vorrei eliminare tutti i libri fantasy che non aggiungono niente di originale a quanto già scritto dai loro predecessori. E in particolar modo tutti quelli che parlano di una compagnia che parte per recuperare un oggetto magico che salverà il mondo. Gli emuli (di Tolkien, della Meyer, della Rowling o di chiunque altro) hanno rotto, lasciamelo dire 🙂

Giacomo: Ho adorato Terry Brooks, ma, tenendo tutto il resto, cancellerei il primo libro. Solo

 

 

Elisa Cutullè

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