SERATA PIRANDELLO. PRIMA ASSOLUTA DE “LA PATENTE” MENTRE SI REPLICA “SGOMBERO”

 

Secondo “copione” procede con successo l’offerta di produzioni operistiche del Teatro Verdi di Pisa; parallelamente ai grandi eventi musicali (ultimo della serie un Nabucco che ha trovato grande riscontro di pubblico e ha evidenziato protagonisti di notevole calibro), l’attività del teatro è impegnata anche in iniziative solo apparentemente riservate ad un pubblico di nicchia, in realtà vere e proprie iniziative culturali di alto profilo capaci di valorizzare esperienze e professionalità anche locali e portandole a conoscenza di un pubblico più vasto.

E’ sicuramente il caso della produzione “Serata Pirandello” che ha visto indiscusso protagonista il M° Marco Bargagna, studioso di musica sacra, affermato maestro del coro, docente di lettura della partitura al Conservatorio Cherubini di Firenze.

Nella cornice di “Opere da Camera” sono andate in scena Sgombero e La Patente, due atti unici – il primo dalle novelle del drammaturgo e scrittore girgentino, il secondo, in prima assoluta, dalla novella e dalla commedia omonime – ridotti e messi in musica nel 2010 da Marco Bargagna.

La regia è di Fabrizio Corucci (in tournée con la Compagnia della Rancia per il Frankenstein Junior firmato da Saverio Marconi dove interpreta proprio il ruolo del mostro); maestro concertatore e pianista Leonardo Andreotti, scene di Cristian Biasci, disegno luci di Jean-Paul Carradori. Gli interpreti sono il soprano Rosalba Mancini in Sgombero; il tenore Nicola Vocaturo e il baritono Carlo Morini ne La Patente, affiancati dal tenore Mentore Siesto, dal baritono Andrea Paolucci e dal basso Giorgio Marcello rispettivamente nei ruoli del primo, del secondo e del terzo giudice, e dall’attore Alessandro Bargagna nel ruolo dell’usciere Marranca.

Sgombero è storia forte, drammatica, imperniata su un’unica protagonista, Lora.  La giovane ha alle spalle una vita di soprusi, maltrattamenti, violenze familiari; una volta rimasta incinta, è stata malamente cacciata dalla famiglia anche se poi hanno accolto il piccolo da lei successivamente abbandonato sulla soglia di casa dei propri genitori; infine sono morti sia il piccino che il padre di Lora. Una giovane vita già colpita da un insieme di tragedie immani, tragedie che ora la donna, disperata, ripercorre in un lungo e accorato sfogo idealmente rivolto al padre.

Lora è sola, come lo sono tanti personaggi di Pirandello – annota Bargagna – e parla, racconta, toccando una varietà infinita di stati d’animo, da quello di sfida verso i vicini curiosi che spiavano dalle finestre e che lei redarguisce con ironia (su un ritmo di rag-time), alla riflessione quasi religiosa sul cero e sul crocifisso, alla ribellione contro la povertà fino alla lunga invettiva contro il padre in cui si sfoga di tutto ciò che ha sofferto, raccontando il suo vissuto, e placandosi solo al ricordo del suo bambino morto del quale, frugando nel canterano, ritrova il corredino che era stato conservato”.

Di tutt’altro tenore La Patente. La trama ruota tutta attorno a Rosario Chiàrchiaro (Carlo Morini), disoccupato con famiglia a carico, uomo cinico e istrionesco che, accompagnato da una nomea di iettatore, decide di farsela ‘certificare’ da una condanna in tribunale per poi poterla volgere a proprio vantaggio, soprattutto economico. Gli fa da contraltare il giudice D’Andrea (Nicola Vocaturo), un uomo buono, un sognatore sensibile alle disgrazie altrui e sempre pronto a capire le ragioni del prossimo.

Ne La Patente “sono presenti alcuni temi musicali che caratterizzano personaggi o situazioni – sottolinea Marco Bargagna – ma, al di là di tutto ciò, ho cercato  di rendere  giustizia alla parola,  sottolineando in qualche modo gli stati d’animo dei personaggi e le diverse atmosfere  quasi che la musica fosse semplicemente una colonna sonora a commento del testo”.

 

Marco Bargagna ha compiuto i suoi studi musicali presso il Conservatorio “Cherubini” di Firenze, diplomandosi in pianoforte, composizione, musica corale e direzione di coro, Ha svolto attività di maestro di coro e maestro collaboratore in vari teatri italiani quali l’Arena di Verona, il Comunale di Firenze, il Comunale di Bologna, il Verdi di Pisa, il Giglio di Lucca, il CEL – Teatro di Livorno ed il Festival Pucciniano di Torre del Lago. Ha preso parte, in qualità di pianista assistente, a “Master Class” tenute da cantanti lirici quali Magda Olivero e Raina Kabaivanska ed è stato maestro accompagnatore in vari concorsi internazionali di canto.
La sua produzione comprende tre opere liriche, musica da camera in formazioni varie con e senza solisti, e una notevole quantità di musica sacra tra cui spiccano l’oratorio “Agostino d’Ippona”, tre Cantate per coro e orchestra , cinque  Concerti Sacri per soli, coro e gruppi strumentali diversi, dodici Messe  da 1 a 5 voci con organo e numerosi mottetti per varie formazioni corali.
Ha curato la trascrizione e revisione di diverse musiche del compositore pisano del ‘700 Giovan Carlo Maria Clari e di Filippo Maria Gherardeschi.
Attualmente (2007) è maestro del coro nei teatri di Pisa, Lucca e Livorno, docente del “Coro Laboratorio Teatrale” della Associazione Coro polifonico San Nicola di Pisa, nonché membro del comitato scientifico della collana “Studi musicali toscani”.

Incontriamo il M° Bargagna per rivolgergli alcune domande:

1. Come nasce questo desiderio di esplorare attraverso la musica il mondo letterario di Pirandello?

Non c’è una ragione precisa, è stato semplicemente un caso. La mia passione per la lettura mi ha fatto incontrare “Sgombero”, una novella di Pirandello poco conosciuta, ed è stato amore  a prima vista. Tuttavia ho lasciato che la cosa sedimentasse dentro di me per 7 anni. Poi all’improvviso mi sono deciso e l’opera è nata in poco più di un mese.
2. Nel passato, almeno in Italia, il ruolo dei librettisti era fondamentale nella redazione del libretto di un’opera: come si è mosso nella riduzione delle due novelle a libretto pensandolo già per la sua musica?

 

Sul frontespizio dei due spartiti ho scritto. “testo di Luigi Pirandello ridotto per la propria musica”.Il testo dunque è quello di Pirandello al quale ho apportato dei tagli qua e là per brevità; non sempre a mio avviso quello che va bene per la prosa può andare bene per la musica.

“Sgombero” è una novella strutturata come una vera e propria piece teatrale in quanto vi sono da una parte le descrizioni e dall’altra il testo recitato dall’unica protagonista. La musica tende allora a descrivere ambiente, atmosfere, stati d’animo contenuti nella descrizione, lasciando al canto l’intonazione del discorso diretto.

Per “La patente” mi sono avvalso parallelamente sia della commedia che della novella, prendendo a prestito da quest’ultima alcuni passi  o  anche soltanto singoli termini che ritenevo più incisivi , sostituendoli a quelli della commedia. D’altra parte gli originali sono facilmente consultabili e ciascuno potrà rendersi conto del lavoro che ho fatto.

3. Cosa significa comporre un’opera lirica nel XXI secolo? quali linguaggi musicali si scelgono in un momento in cui la musica, anche quella classica, ha subito profonde trasformazioni?
Scrivere un’opera oggi vuol dire credere ancora nel teatro lirico e nella sua capacità di coinvolgere lo spettatore.  A me, che ho avuto nel sangue fin da piccolo l’opera e il teatro in generale, era inevitabile che  capitasse di cadere in questa rete. Ma ci sono voluti anni ed anni prima di prendere una decisione.

Per quanto riguarda il linguaggio, non sta a me dire quali siano le influenze riscontrabili nella musica che ho scritto, o se essa abbia o meno una sua originalità. Ad altri questo compito.

Penso però che  a formare lo stile di un compositore concorrano diversi elementi: cultura, sensibilità, gusti, preferenze e altri fattori. Ogni cosa viene poi filtrata, ripensata, fatta propria e infine tradotta in musica con un procedimento non sempre cosciente.

 

4. Quali riferimenti classici, se ci sono, ha preso dando vita a questi due atti unici?

 

Credo sia più facile per me dire quali sono i musicisti del ‘900  ai quali mi sento più vicino per varie e non sempre spiegabili consonanze. Comincerei con Dallapiccola, ascoltando la musica del quale ho deciso che avrei fatto il compositore, poi  Gianfrancesco Malipiero, Casella, Pizzetti , i francesi del gruppo dei 6, Messiaen, Sciostakovic, Penderecki, la musica jazz, il musical.
5. Linguaggio musicale e linguaggio scenico hanno oggi un naturale sviluppo nel musical: come è possibile invece attirare l’attenzione del pubblico, specie quello più giovane, verso esperienze musicali come quelle che ci propone che non costituiscono un repertorio classico da ascoltare come memoria del passato?

 

Forse il musical può essere considerato l’erede diretto di quel fenomeno di massa che è stato l’opera lirica fino ai primi anni del XX secolo, ma non credo che questo sia l’unica forma di teatro musicale. Come non credo che l’opera sia morta. Dipende molto dai compositori. Ma dipende anche dai teatri italiani le cui commissioni in questo campo sono fatte col contagocce (e non perché ora c’e la crisi). Basta vedere invece all’estero quanto spazio hanno le “nuove” opere liriche. Ma il discorso sarebbe troppo lungo.

Vorrei invece aggiungere qualcosa su queste mie opere.

Illustrando in più di una occasione il lavoro che ho fatto, ho spesso parlato di “colonna sonora”. Nella mia carriera di frequentatore di sale cinematografiche, mi è capitato spesso, alla prima visione di un film, di non accorgermi della presenza della colonna sonora. Altre volte invece me ne sono accorto e in quel caso questa non era di mio gradimento ,o non pertinente ,o peggio disturbante.

A chi ascolterà “Sgombero” e “La patente” chiedo di lasciarsi trasportare dal testo: se questo apparirà in tutta la sua bellezza, coinvolgendo lo spettatore, vorrà dire che la musica (=colonna sonora) sarà stata pertinente.

Questo è ciò che mi sono prefisso.

 

A cura di Stefano Mecenate

 

 

 

 

 

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