PISA – TEATRO VERDI – CON NABUCCO PISA TORNA A RENDERE OMAGGIO AL GRANDE COMPOSITORE PARMENSE. INTERVISTA AL DIRETTORE ARTISTICO MARCELLO LIPPI

 

La Stagione Lirica del Teatro di Pisa prosegue nei suoi omaggi al bicentenario verdiano. Dopo La Traviata di poche settimane fa è ora la volta di Nabucco, terza opera di Giuseppe Verdi, quella che, acclamata fin dal debutto alla Scala il 9 marzo 1842, decretò il successo internazionale del compositore, all’epoca non ancora trentenne.

Questa produzione è stata realizzata dal Teatro di Pisa in collaborazione con la Ramfis Production, con la regia di Antoine Selva, e la direzione del M° Gianluca Martinenghi, Maestro “di casa” nei più grandi teatri italiani, come il Massimo di Palermo, l’Arena di Verona e l’Opera di Roma, e stranieri.

Opera popolarissima, scritta da Verdi su libretto di Temistocle Solera, Nabucco  è ispirata agli episodi biblici riguardanti l’invasione del regno di Giudea da parte del re babilonese Nabucodonosor nel 587-586 a.C. (e Nabucodonosor fu il titolo iniziale dell’opera, divenuta poi per tutti Nabucco).

Grandioso affresco prevalentemente corale, articolato in quattro pannelli, Nabucco è insieme dramma di popolo (con la fermezza del popolo ebraico contro la persecuzione babilonese e con il contrasto fra la fede nell’unico Dio degli Ebrei e la divinità pagana di Belo) e dramma di passioni individuali (l’amore fra l’ebreo Ismaele e la babilonese Fenena, figlia di Nabucodonosor; la gelosia di Abigaille, principessa figliastra di Nabucco, ma di nascita servile, anch’ella innamorata di Ismaele; il contrasto fra Abigaille e Nabucco, cui ella usurperà senza scrupoli il trono; il dramma intimo segnato da Abigaille morente).

Cast di star a partire dalle due primedonne che si alterneranno nel ruolo di Abigaille, una fra le parti più impervie che Verdi abbia mai scritto: il soprano greco Dimitra Theodossiou martedì sera e il soprano ungherese Csilla Boross giovedì sera, entrambe stimate a livello internazionale fra i più grandi soprani drammatici. Nel ruolo di Nabucco il baritono Giovanni Meoni (già nel ruolo, fra l’altro, nel Nabucco romano diretto dal M° Muti) altro interprete d’eccellenza della tradizione operistica italiana approdato al repertorio verdiano dove la sua vocalità raggiunge la massima espressione.

Nel ruolo di Zaccaria l’ottimo basso Elia Todisco, figlio d’arte (il padre è il tenore Nunzio Todisco, che il pubblico pisano ricorderà in particolare come protagonista della memorabile edizione de I Masnadieri che segnò l’esordio di  Gabriele Lavia nella regia lirica). Nel ruolo d’Ismaele, il giovane tenore Stefano La Colla, che abbiamo già ascoltato come Calaf in Turandot e come Alfredo nella Traviata.

Nel ruolo di Fenena il mezzosoprano Sandra Buongrazio (già Flora in Traviata, e Zanetto la scorsa stagione nell’omonimo atto unico mascagnano). Il basso Emanuele Cordaro è il Gran Sacerdote di Belo, il tenore Enrico Bindocci è Abdallo, il soprano Serena Pasquini è Anna.

L’Orchestra è l’Orchestra Arché, la giovane compagine che ha debuttato proprio al Teatro di Pisa lo scorso anno, con un notevole riscontro di pubblico e di critica. Coro della Toscana, con la collaborazione della Società Corale Pisana. Maestro del Coro Marco Bargagna.

Nabucco è in programma al Teatro Verdi martedì 4 e giovedì 6 dicembre (entrambe le recite iniziano alle ore 20.30).

 

 

Incontriamo il direttore Artistico del Teatro Verdi, Marcello Lippi, al quale dobbiamola coraggiosa scelta di proporre un cartellone così importante e difficile.


Traviata, Nabucco, Otello: perché queste tre opere per ricordare Verdi nel 200° della nascita?

Perché rappresentano tre passaggi chiave della produzione verdiana: gli esordi ed i primi successi, la maturità, gli ultimi grandi trionfi, ma anche tre aspetti fondamentali della sua produzione: il Verdi patriottico, il Verdi intimistico, il Verdi della tragedia.

Purtroppo non è stato possibile, per motivi di calendario, proporli nella nostra stagione in ordine cronologico ma credo sia un omaggio completo al compositore al quale il nostro teatro è stato intitolato.

Nabucco mancava da parecchi anni a Pisa e Traviata viene a completare la “trilogia” dopo che, nelle ultime due stagioni, abbiamo presentato Trovatore e Rigoletto; Otello, sfida magnifica e ambiziosa, è assai raramente rappresentato pur essendo un gradissimo capolavoro.

I festeggiamenti a Verdi non si fermano qui:  il nostro teatro, in questo momento così vivace e propositivo, dedica al compositore parmense un percorso di approfondimento e di produzione di eventi di grande qualità ed impatto. Ricordiamo la preziosa serata celebrativa del bicentenario durante la quale verranno eseguite le sue meravigliose romanze da camera e anticipiamo che il titolo di inaugurazione della stagione 2013-14 sarà un grandissimo titolo verdiano.

In realtà, il nostro omaggio non vuole fermarsi soltanto alla semplice riproposizione di queste opere: vorremmo che ognuna di esse entri davvero a far parte del patrimonio culturale della nostra società, specie nelle nuove generazioni; la musica, anche “quella musica”, è la voce del nostro popolo e patrimonio dell’umanità. Per questo lavoriamo ad un’ attenta opera di divulgazione nelle scuole e organizziamo incontri pomeridiani in prossimità degli eventi musicali, per questo chiediamo ai media di aiutarci in questa azione non solo pubblicizzando gli spettacoli ma dedicando all’opera spazi sempre più grandi e qualificati.

 

Cosa significa “scegliere” di allestire un’opera, anche se in coproduzione, per un teatro come quello di Pisa?

Allestire, o meglio produrre, significa innanzi tutto valorizzare le risorse locali, arricchire il tessuto cittadino e dare una spinta propulsiva alle eccellenze della città, non più mortificata dalla mancanza di occasioni per esplicitarsi, creare, proporre. Significa dare un’impronta al “prodotto”, immettere sul mercato della cultura prodotti che possono essere acquistati o noleggiati da altri teatri e diventare così fonte di recupero per il teatro produttore. Evidentemente, per legittime questioni di budget e bilanci, talvolta occorre realizzare coproduzioni, scegliendo partner che abbiano analoga sensibilità e comprendano il valore di una simile scelta operata in un contesto di grave congiuntura.

Pensare in grande, pur tenendo i piedi ben piantanti in terra, è in questo momento la nostra prole d’ordine: proiettarci all’esterno con il nostro marchio, che oggi gode di grande stima presso gli operatori e gli amministratori italiani, produrre avendo ben chiaro l’obbiettivo qualitativo e la ricerca di una originalità che non deve essere confusa con la stravaganza, significa aumentare le occasioni di lavoro per le nostre maestranze sia tecniche che artistiche, creare o rafforzare un indotto legato alla nostra attività, riempire alberghi e ristoranti della città per periodi più lunghi dei pochi giorni di una produzione acquistata all’estero. Significa anche, e non è secondario, dare speranze e opportunità ai nostri artisti che, attraverso la moltiplicazione dei titoli in cartellone, vedono aumentare gli spazi per un possibile inserimento; aumentare i giorni di lavoro per le orchestre, i cori, i tecnici…

Noi vogliamo non solo mantenere vivo il nostro teatro ma “illuminare” tutta la città che nel suo teatro trova un punto di incontro e di confronto privilegiato.

 

Regia, scene e costumi: allestimento tradizionale o ricerca di originalità? Come si sceglie un regista?

Nella diatriba tra i “modernisti” che sostengono che l’opera debba essere “attualizzata” ed i “tradizionalisti” nostalgici delle “telette dipinte”, credo si debba cercare un intelligente via di mezzo, avendo come criterio principale il rispetto della volontà del compositore. Decontestualizzare  un’opera storica, per esempio, è una scelta sbagliata anche se molto praticata da quella schiera di registi in cerca di notorietà attraverso discutibili “scoop”. Esistono invece fiabe atemporali che si prestano ad un gioco di rilettura anche in chiave moderna.

Io passo per un tradizionalista e forse, da cantante (Marcello Lippi è stato un grande baritono che ha calcato i maggiori teatri italiani e molti grandi teatri europei ed internazionali prima di diventare, dal 2004 al 2009, Direttore Artistico e Sovrintendente del Teatro Sociale di Rovigo ed attualmente del teatro Verdi di Pisa – ndr) innamorato dell’opera, lo sono realmente. Amo le scene fedelmente riproposte così come il compositore le ha immaginate destinando loro la sua incredibile musica. Purtroppo oggi i costi di una scena completamente ricostruita sono proibitivi, i tempi di montaggio eterni, i costi di trasporto in altri teatri insostenibili; allora ben venga un poco di essenzialità quando questa ha capacità evocativa e suggestiva e non quando “deforma” l’originale spirito dell’ambientazione.  L’allestimento che abbiamo proposto per La Traviata ci ha dati un esempio, a mio avviso significativo, di questa semplicità “funzionale” alla vicenda. Nabucco presenterà nuove soluzioni registiche consentite dall’uso della multimedialità: scene complesse come il fulmine che abbatte il tiranno o il crollo dell’idolo, saranno affidate alla multimedialità secondo logiche di efficacia visiva e semplicità realizzativa, rispondendo così all’esigenza di avere un allestimento di effetto ma agile e capace di viaggiare per molti teatri non solo in Italia.

Originalità nel rispetto della tradizione: è forse questa la chiave delle nostre scelte, rispettose, sempre, del compositore e del libretto. Talvolta si sceglie un regista perché, nella collaborazione con un teatro, si possono utilizzare delle scenografie realizzate con successo da quel regista e quindi a lui congeniali; altre volte si chiama un regista di cui si apprezza il lavoro e con lui si costruisce un progetto con scenografie nuove (sarà così, ad esempio, per Otello). Qualche teatro, ma non è il caso nostro, “assume” un regista estroso per farsi, attraverso di lui, pubblicità divenendo, nel bene e nel male, oggetto di attenzione dei media anche non specialistici.

Qui a Pisa, molti registi si propongono attratti dal numero di titoli in cartellone e dalla qualità degli spettacoli che abbiamo finora proposto, dimostrando come le cose “fatte bene” alla lunga pagano più di certe operazioni di marketing più spregiudicate e che gli artisti siano attirati da garanzie di serietà e di costanza nel livello degli spettacoli che si propongono.

 

I cantanti: scommettere su giovani promesse o affidarsi ad artisti affermati? E quanto questi ultimi sono davvero garanzie per le loro performance?

Questa stagione è all’insegna dei grandi interpreti perché così mi è stato chiesto dal pubblico nella stagione scorsa e così ho promesso che sarebbe stato. Nonostante la nostra scelta di contenere il budget, vengono da noi volentieri per l’affidabilità e la professionalità che abbiamo saputo dimostrare e perché cantare oggi nel nostro teatro è cosa ambita.

Due titoli saranno però affidati ai giovani: Le nozze di Figaro, riservata ai vincitori delle passate edizioni di “Opera Studio”, il nostro fiore all’ occhiello, una struttura formativa di giovani artisti e maestri collaboratori riconosciuta e finanziata dal Ministero, e la stupenda Napoli Milionaria di Rota – De Filippo, che è l’Opera Studio di quest’anno.

I giovani dell’Opera Studio sono anche chiamati ad integrare, nei ruoli minori, tutti i cast in modo da fare esperienza accanto ai grandi artisti. E’ la nostra “mission”: li formiamo artisticamente, li avviamo al debutto, li accompagniamo nei primi passi; in fondo è una grande soddisfazione vedere che abbiamo investito bene su quei giovani quando li vediamo contesi da altri teatri!

In quanto alle “garanzie” dei più illustri performer, nessuno da mai garanzie in teatro: anche l’interprete più acclamato può avere un calo di voce la sera della prima. Avere grandi interpreti significa però presentare al pubblico il massimo della qualità che il mercato offre, dare la possibilità di un ascolto davvero emozionante, la garanzia di una professionalità che significa impegno, studio e dedizione oltre che grande passione. E se poi accade un incidente, la famosa “stecca”, è nel gioco delle cose, può succedere, ma sono certo che il nostro pubblico sappia bene distinguere l’infortunio accidentale dalla scarsa capacità….

 

Come è nato questa Nabucco che presenterete come terza opera del cartellone?

L’idea progettuale di questo Nabucco nasce da una collaborazione internazionale e dall’idea di valorizzare la multimedialità, esorcizzandola da quella ingiusta demonizzazione di cui è fatta oggetto spesso senza motivazione: Parte della scenografia sarà costruita “fisicamente”, parte invece sarà realizzata con immagini in movimento, create da Antoine Selva, raffinato regista e scenografo francese di vasta esperienza che aveva curato regia, scene, luci e immagini dell’allestimento dell’ Aida che abbiamo presentato nel 2011.

Per quanto riguarda l’aspetto esecutivo, nasce dalla volontà di avere un cast di altissimo livello: Giovanni Meoni nel ruolo di Nabucco, attualmente uno dei migliori interpreti al mondo, Dimitra Theodossiu, star a livello mondiale più volte già acclamata a Pisa, e Czilla Boross, acclamatissima interprete nell’inaugurazione all’Opera di Roma, ripresa in mondovisione, diretta dal Maestro Muti, nel ruolo di Abigaille; l’esperto e validissimo Elia Todisco nel ruolo di Zaccaria e Stefano Lacolla in quello di Ismaele.

Un’altra spinta per questa produzione è venuta dal desiderio di valorizzare le risorse locali avendone sperimentato la qualità e l’entusiasmo: in buca avremo infatti la neonata orchestra pisana Arché diretta dall’esperto Maestro Gianluca Martinenghi, sul palcoscenico ci saranno due cori uniti a creare le sonorità volute da Verdi, quello dell’Orchestra Regionale Toscana e quello della storica Corale Pisana diretti dal Maestro Marco Bargagna.

Per questo presentiamo questo Nabucco come un prodotto pisano, sebbene le scenografie siano state realizzate in Francia: c’è molta “Pisa” in questo allestimento e siamo orgoglioso di presentarlo alla città

 

Teatro e territorio: molto, anzi moltissimo avete fatto a Pisa per creare un positivo rapporto con il territorio; cosa farebbe “in più”, qualora possedesse i mezzi per farlo, per accrescere le presenze e fidelizzare ulteriormente il pubblico?

Mi mette un po’ di imbarazzo parlare di “accrescere le presenze” dopo quattro serate di “tutto esaurito” nelle quali si è battuto ogni record di affluenza e di incasso. Probabilmente per aumentare le presenze bisognerebbe… allargare il teatro! Mi si perdoni la battuta che non vuol essere un atto di presunzione ma solo una gratificante presa d’atto di una situazione oggettiva.

Potremmo aumentare gli abbonamenti, questo sì: magari questi tutto esaurito convinceranno coloro che quest’anno non lo hanno fatto ad abbonarsi per la stagione prossima…

Quello che sicuramente continueremo a fare è garantire al pubblico qualità e attenzione affinché siano soddisfatti e tornino volentieri in questo teatro che vorremmo fosse anche “casa loro”; ci piacerebbe che non ci facesse mancare suggerimenti, indicazioni e, perché no, anche critiche quando servono a costruire e non semplicemente a distruggere.

Cercheremo di raggiungere anche coloro che ancora non ci conoscono o non siamo riusciti a coinvolgere adeguatamente; ogni anno organizziamo corsi di formazione per giovani e meno giovani, incontri, conferenze, eventi proprio per conquistare quelle “fette di mercato” (che brutti termini usano gli economisti…) finora refrattarie o riottose. La lirica, come la prosa, non è più riservata ad un pubblico di nicchia: i biglietti hanno prezzi accessibili e molte facilitazioni li rendono ancora più economici, gli standard qualitativi degli spettacoli sono apprezzabili ed il personale del teatro si fa in quattro per assicurare il massimo livello dei servizi. Gli Amministratori credono nel valore del nostro sforzo e nell’importanza della cultura ed investono risorse ed energie consentendoci di lavorare con una certa tranquillità e programmare il futuro con anticipo e ponderatezza.

Sinceramente mi sento in un’isola felice e sono fortunato a vedermi circondato dai miei amici del teatro, dagli Amministratori, dal pubblico e dalla città intera. E’ un costante stimolo a far di più e meglio e a cercare nuove sinergie interne ed esterne al territorio per far sì che ogni stagione superi la precedente e che durante l’anno il teatro possa essere sempre luogo di incontro della popolazione con la cultura declinata nelle sue molteplici sfaccettature.

 

Stefano Mecenate

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