Luca Buratto e la passione del piano

Photocredit: Colin Way

Dopo aver vinto il famoso concorso nel 2015, quest’anno, si esibisce per la prima volta a Berlino. Lo abbiamo incontrato per parlare di musica, passione e pianoforte.

 

Hai vinto il concorso Honens nel 2015.  Cosa é cambiato da allora?

Sicuramente la vittoria del concorso Honens 2015 è stata determinante per poter avere più possibilità di concerti e visibilità. Ho iniziato ad avere un’attività concertistica più regolare, e anche la possibilità di viaggiare e avere contatti con musicisti con differenti bagagli di esperienza e background, con cui mi sono potuto confrontare in maniera molto stimolante. Anche l’approccio al lavoro è diventato molto più sistematico e organizzato, con molti progetti da portare a termine.

 

Quest’anno avrai il tuo debutto a Berlino, poco prima dei quarti di finale del concorso. Che consigli daresti ai partecipanti?

Sicuramente di studiare molto!!! A parte gli scherzi, consiglierei a chi partecipa innanzitutto di essere spontanei e sinceri nel loro modo di essere e suonare. Non penso che la vittoria sia determinante, quanto piuttosto l’essere pronti a quello che viene dopo. Sfruttare questa come un’occasione in cui mettersi in mostra e far vedere ciò che si ha da offrire come persone, prima che come artisti.

 

Cosa raccomanderesti, invece, a chi vuole intraprendere la carriera di pianista?

Domanda da un milione di dollari!!!! La cosa fondamentale per me, è riuscire a farsi trovare sempre pronti, in termini di preparazione, di repertorio, di idee. Questo è quello che può dipendere da noi stessi, la nostra professionalità e reattività a tutte le situazioni che si possono trovare lungo il (difficile) cammino della carriera. Allo stesso tempo ci sono così tante variabili che non dipendono da noi stessi, quindi direi che bisogna accettare le cose come vengono e come si pongono.

 

Quando hai scoperto in te la passione per la musica e il pianoforte? 

Ho iniziato molto presto a studiare musica, a 4 anni. La passione per la musica e il pianoforte non è mai stata univoca o monodirezionale, quanto mi piace pensare che la musica sia un linguaggio umano che ci mette in relazione con molte cose e ambiti: persone, arte, creazione, rigore. Mi piace pensare anche che sia capitato per motivi anche casuali che io suonassi il pianoforte.

 

E l’affinità con Schumann? Cosa rende questo compositore e la sua musica così interessante?

Di Schumann ammiro tantissimo la sincerità, la visione personale, il voler essere sempre se stesso, cose che ritrovo anche nei suoi saggi critici. Poi, in particolare per quanto riguarda la musica pianistica, mi sono sempre trovato a mio agio con la sua scrittura musicale: non so se dipenda dal mio amore per Schumann o sia questo la causa della mia passione! La sua musica è in qualche modo rivolta a una sfera personale, non c’è quasi mai volontà di voler apparire. In qualche modo è anche quello a cui aspiro io.

 

Il tuo programma, a Berlino, prevede anche Beethoven, Bartók, Adès. Ci parli di come viene deciso il programma di un concerto? 

Quando penso ad impaginare un programma di concerto, mi piace sempre pensare ad un fil rouge che possa unire autori ed epoche differenti. Sicuramente in primo luogo mi rivolgo agli autori/brani con cui penso di avere maggiore affinità e quindi migliori possibilità di esprimermi. Mi piace fare accostamenti che a prima vista sono azzardati.

In questo caso specifico l’idea è stata quella di costruire un programma intorno all’idea di danza/folklore, e come questo sia rappresentato in maniera molto differente in quattro epoche, epoche fondamentali per la storia della letteratura pianistica.

 

Quali pianisti ti hanno ispirato?

Trovo molto affascinanti ed istruttive le registrazioni di pianisti del primo novecento: sicuramente l’estetica è molto differente oggi, ma il fascino è anche determinato dagli strumenti dell’epoca. Sicuramente, quindi, Rachmaninov, Cortot, Schnabel.  Dei pianisti di oggi direi Pletnev e Radu Lupu.

 

I tuoi progetti futuri?

Ad Aprile tornerò in Canada per suonare il 2 di Prokofiev con l’orchestra di Winnipeg, quindi a Milano con La Verdi, con cui ho debuttato alla Scala nel 2016, per 3 recite dello stesso concerto.

Sarò quindi a Londra, con la London Philharmonic, e poi a Singapore per un progetto di musica da camera che mi sta particolarmente a cuore, incentrato su Brahms, Schumann e Adès, dal titolo “la poesia in musica”.

 

Elisa Cutullè

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