TORRE DEL LAGO – 63°FESTIVAL PUCCINI – BUTTERFLY: DALLA CINA CON AMORE…PER PUCCINI

Tutta cinese questa Butterfly che il Festival Puccini opportunamente ci propone facendo seguito ad altre analoghe iniziative nelle quali il Gran Teatro Giacomo Puccini di Torre del Lago diventa punto di incontro delle diverse esperienze che vengono fatte nel mondo intorno alle opere del Maestro lucchese.

Merito delle relazioni tessute negli anni dalla Fondazione Festival Puccini e dell’impegno profuso nel cercare sempre, ovunque se ne presentasse la possibilità, occasioni per far conoscere nel mondo l’immagine del Festival e i suoi programmi legati alla formazione delle giovani voci.

Ritengo prezioso questo apporto alla stagione prodotta dal Festival per due ordini di motivi il primo dei quali sta proprio nella peculiarità di questo luogo “magico” dove Puccini ha assunto la sua dimora preferita in vita e dove ora riposa all’interno della villa che lo ha visto comporre le sue pagine immortali.

Luogo che da troppo tempo attende di diventare davvero la Salisburgo toscana sia dal punto di vista artistico che turistico e che non trova il modo di organizzarsi per essere 365 giorni l’anno la città di Puccini.

Sulle rive di questo lago, nelle passate edizioni del Festival si sono misurati i più grandi interpreti della storia della lirica mondiale, eccellenti direttori d’orchestra hanno interpretato con amore e passione le opere di Puccini, registi famosi hanno studiato allestimenti degni di questo luogo. Tutto questo per offrire al pubblico del teatro dei 4000 produzioni di prestigio. Ma parallelamente, nel mondo, le opere di Puccini sono state  studiate, prodotte, messe in scena: culture diverse si sono misurate su quelle musiche e su quelle storie cercandone il senso più profondo anche oltre la semplice rappresentazione didascalica. Questo indescrivibile lavoro di omaggio al compositore lucchese merita assolutamente che, almeno nelle sue produzioni più significative, possa essere rappresentato a Torre del Lago. È utile e necessario, utile per dare davvero questo legame di Torre con il mondo, necessario perché dal confronto si ha una crescita e dalla creazione di reti si possono avere preziose sinergie.

Un altro motivo che mi fa apprezzare questa scelta è il fatto che ognuna di queste produzioni che viene da altre nazioni è un veicolo di relazioni sociali, commerciali, umane e culturali che si apre. In questo difficile momento della nostra storia nel quale emerge la fragilità delle certezze e sembra trionfare l’individualismo e la paura dell’altro, anche un allestimento di un’opera può rappresentare un ponte che unisce e rompe questa spirale di diffidenza e di pregiudizi. La musica, linguaggio internazionale e unificante, porta con sé interpreti e persone che ne consentono la fruizione: ognuno di loro, attraverso il proprio lavoro, è testimonial di una volontà di creare rapporti di pace e di solidarietà offrendo motivi di speranza e di ottimismo.

In questo senso, le parole pronunciate dall’Assessore alla Cultura del comune di Viareggio, Sandra Mei, e dal Presidente della Fondazione Festival Pucciniano, Alberto Veronesi, che hanno tra l’altro ricordato le vittime dell’attentato di Barcellona, indicano nella cultura, e nella musica in particolare, lo strumento per un incontro pacifico e costruttivo tra i popoli ed una opportunità per abbattere le barriere della paura e del pregiudizio.

Ma veniamo a questa serata nella quale artisti cinesi hanno interpretato una storia giapponese scritta da italiani. Che commistione!

Intanto parliamo del China National Opera House di Pechino, nato nel 1952 come teatro di repertorio dedicato all’opera occidentale, in particolare su quella di Giacomo Puccini., attualmente il più grande e importante Teatro dell’Opera della Cina e della regione Asia-Pacifico.

La scenografia che ci ha proposto è quella tradizionale, ma caratterizzata da elementi cromatici e grafici di grande suggestione che, accompagnati da un gioco di luci eccellente, hanno creato l’atmosfera giusta per “raccontare” questa stupenda favola dal finale tragico. Una storia senza tempo, quella di Butterfly, perché inseguire un sogno, credere in una promessa, fidarsi di qualcuno non è cosa di altri tempi né appartiene al passato il dolore del distacco, la crudeltà della privazione di una figlia o la superficialità di tanti uomini disposti a comprare cose e persone in virtù del loro denaro o del loro potere.

Ottima la direzione del M°Yang Yang che, pur essendo uno dei direttori più giovani in Cina, ha già collaborato con numerose orchestre estere tra le quali ricordiamo Deutsches Symphonie Orchester di Berlino, German Philharmonic Orchestra di Colonia, Stuttgarter Philharmoniker, National Rhine Philharmonic Orchestra, New Brandenburg Philharmonic Orchestra, Orchestra Filarmonica di Roma, Verona Opera House e molte altre. Sensibile, preparato, appassionato, ha saputo cogliere gli elementi più significativi della partitura restituendola al meglio grazie anche al prezioso contributo dell’Orchestra del China National Opera House di Pechino.

Un plauso anche al coro che ha mostrato, oltre ad una buona vocalità, una grande attenzione a trasmettere le emozioni delle importanti pagine loro assegnate.

Corretta, senza particolari interventi la regia di Li Dandan che ha lavorato molto sui protagonisti cercando di cogliere le contraddizioni umane e il contesto storico-sociale della vicenda per dare alla storia un valore ulteriore rispetto alla semplice tragedia personale. In fondo quella storia si colloca all’interno di una realtà che, al di là del giudizio morale ed etico, “accettava” matrimoni a termine e spesso le beneficiarie, proprio attraverso questa disponibilità, si creavano i presupposti per una futura vita meno indigente.

Inoltre, il profondo rapporto con la religione rende comprensibile l’atteggiamento dello zio Bonzo, da sempre “il cattivo” della storia, come pure comprensibile, e per certi versi umano, il comportamento di Goro, anch’esso normalmente relegato al ruolo di cattivo, quando, preoccupandosi delle sorti della ragazza, le propone, dopo l’allontanamento di Pinkerton, addirittura un matrimonio con il ricco Amadori. E che dire del saggio Sharpless, fin da subito voce della coscienza per l’arrogante Pinkerton: “È un facile vangelo
che fa la vita vaga ma che intristisce il cor…
” e più oltre: “Certo quando è sincer
l’amor parla così. Sarebbe gran peccato le lievi ali strappare, e desolar forse un credulo cuor
“.

Li Dandan esamina tutto questo e ne tira fuori una regia equilibrata nella quale “cattivi” e “buoni” sono categorie non così definite e dove le energie drammatiche del centro della storia si diramano a tutti i personaggi ognuno dei quali fatalmente portatore di un dramma personale.

Veniamo ai protagonisti vocali della serata: su tutti spicca Li Shuang, un eccellente Pinkerton dalla voce potente e appassionata; sempre perfettamente nella parte, coglie del suo personaggio le variegate nuance restituendole al meglio. Più discontinua (buono il primo atto, meno il secondo, recupera qualcosa nel terzo) Shen Na, Butterfly, che pure riscuote tributi dal pubblico sia al termine delle due arie più famose, Un bel dì vedremo e Tu piccolo Iddio, che alla fine della rappresentazione. Positiva, nonostante alcuni limiti, la prova di Yu Jingren, Sharpless, come pure quella di Li Xiang, Goro. Interessante la voce di Niu Shasha, che ha dato al personaggio di Suzuki una bella personalità vocale e interpretativa. Citiamo con piacere anche gli altri personaggi: Yu Jingren, Yamadori, Zhang Peng, lo zio Bonzo, Tian Hao, Kate Pinkerton, Cui Jinghai, Ufficiale del Registro, Geng Zhe.

Il teatro, stracolmo, ha apprezzato molto la serata tributando meritati applausi a tutti e chiamando il cast alla ribalta con gratitudine per una serata che ci ha mostrato, oltre ad una bella rappresentazione, l’amore con il quale, nel mondo, si affronta un’opera italiana; un amore che emoziona pensando alle difficoltà della lingua e più ancora quelle legate a culture spesso completamente diverse dalla nostra che usano altri strumenti per raccontare e comunicare quelle emozioni che per noi sono legate solidamente alla tradizione del melodramma.

Ultime battute del festival con un epilogo internazionale: questa volta dalla Russia, in particolare da Novaya Opera Mosca due opere eccezionali: il 29 agosto Traviata, il 30 Boheme.

Curiosi di ascoltare anche queste voci, attendiamo le due date per darvene riscontro.

 

Stefano Mecenate

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